Prima di tutto l’uomo

Prima di tutto l’uomo
Alberto Sughi (Cesena, 5 ottobre 1928 – Bologna, 31 marzo 2012) "Uomo seduto in nero" 2002 - inchiostro su carta, cm 40 x 28,5

Alberto Sughi (Cesena, 5 ottobre 1928 – Bologna, 31 marzo 2012) "Uomo seduto in nero" 2002 - inchiostro su carta, cm 40 x 28,5

di Nino Gussio -

"Capire come ragiona una macchina significa capire quanto controllo l'essere umano riesce ancora ad avere sulle tecnologie che produce" (da Repubblica).

Il problema non è quindi la macchina intelligente ma l'intelligenza dell'essere umano. E' necessario sapere quali sono le intenzioni e i modi dello specifico essere umano che produce, aziona e controlla la macchina intelligente. E' una questione di democrazia e soprattutto antropologica se ancora crediamo al primato della persona, della sua esistenza come espressione dell'autocoscienza della realtà naturale.

Sembra che le tecnologie avanzate, capaci di fare calcoli, di agire velocemente e senza errori, impensabile per l'umano, abbia prodotto una eccitazione non controllata nella mente dei potenti che barbaramente vorrebbero trasformarci in appendici tecnologiche, in una massa senza identità a loro uso e consumo, con un destino segnato e da loro orientato.

La scienza non sia il dominus dell'umano, coabiti con la cultura umanistica, sia elemento utile per affermare la progressiva liberazione da ciò che ci fa ciechi delle infinite realtà che ci circondano e ottusi nella comprensione dell'altro che ci completa dandoci una identità complessa e trasparente.

Le possibilità umane, la creaturalità della persona non siano coartate dagli esperimenti, dalle innovazioni della ricerca scientifica se vogliamo che il progresso sia di tutti gli umani secondo la connaturata struttura del nostro essere plasmato da Dio o dalla natura. In natura non ci sono scarti, per Dio tutto è nell'infinito divenire, niente è perduto.

A noi tocca preservare questa meraviglia che è la vita sottraendola ai manipolatori della triade politica scientifica e economica. I ritrovati della tecnoscienza non devono essere gestiti da una ristretta élite politico-economica che li usa nella competizione per l'egemonia planetaria, non devono essere finalizzati allo sterminio della violenza bellica con una capacità di distruzione ineluttabilmente precisa e rapida. Non devono essere fonte di una ricchezza senza confronto per una sparuta minoranza che si sottrae ad ogni controllo e diventa essa stessa emanazione di potere e sua regolatrice.

I cittadini fruitori dei congegrni tecnologici dominati e gestiti dall'intelligenza artificiale abbiano la consapevolezza di tutto ciò che si muove attorno a loro, non sono strumenti neutri, suppellettili alle ovvie pratiche quotidiane ma condizionatori del loro modo d'essere, del loro modo di pensare e della possibilità di lavorare, semplicemente si corre il rischio che siano usati per emarginarli dalla loro centralità di persone detentori di diritti e doveri con i quali si articolano libere responsabilità.