Se Dio c’è

Se Dio c’è
Claudio Macca (Siena, 1964) "Senza titolo" acquaforte, cm 50 x 35

Claudio Macca (Siena, 1964) "Senza titolo" acquaforte, cm 50 x 35

di Nino Gussio -

Nel libro-intervista (Se Dio c'è), nel quale dialogano lo scrittore-giornalista Sergio Zavoli e il teologo Piero Coda, vi è il seguente passo. (pag 292): Il giovane abate, discepolo del gran maestro dice che vivendo come ci è stato spiegato (da Chiara Lubich) veramente non c'è più uomo o donna, bambino o adulto, contadino o intellettuale, monaco o laico ma tutti diventiamo sacerdoti per gli altri.

Questo brano mi ha ispirato a commentare il passo evangelico in cui Gesù dice: Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.

Si deduce che è necessario separare il potere, come è inteso oggi, dal sentimento radicale della vita creaturale che è dono divino per fare di esso un assoluto che sia antagonista ad ogni oppressione, alle strumentalizzazioni, agli annichilimenti delle strategie politico-economiche. Obbedendo al potere, seguendo le sue logiche, perseguendo la volontà di conquistarlo nessuna verità può renderci liberi, nessuna relazione può essere fondata sull' amore perché vuole essere, assolutizzandosi, artefice, modellatore di una umanità compatibile con l'imperio della forza che genera violenza.

Tutti gli stati si fondano sulla forza delle leggi (alcuni stati ne asseriscono l'Indiscutibile derivazione divina) che allo stato delle cose è tristemente coercitiva e al contempo testimonia le carenze del nostro stare al mondo, l'incapacità ad amare, a conoscere, a perdonare non volendo prescindere dall'io pieno di paure, di egoismo e dei conseguenti pregiudizi.

L' io, nonostante i milioni di anni dell'evoluzione naturale, i progressi di millenarie civiltà, ancora non è ben strutturato, si porta, progredendo in modo non lineare, la zavorra del passato ne produce altra e la sua moralità, la visione della realtà risultano essere incerte e in alcuni periodi storici regressive.

La disumanizzazione, senza la libertà spirituale, è sempre latente specialmente se si obbedisce a quei poteri che fomentano e organizzano il lato oscuro del nostra incompletezza umana fatta di cieca brutalità. Abbiamo l'esigenza di vivere con una spiritualità forte per essere liberi e radicata nella realtà quotidiana per essere coscienti di appartenere alla terra, di essere anche abitatori dello spazio infinito, viandanti tra terra e cielo.

La grazia, come ci insegna Gesù, non considerando il merito, le capacità personali, unisce bene e bellezza e amando ci fa essere sacerdoti l'uno dell'altro e ci consente di arrivare a quella semplicità per comporre in unità la complessità dell'umana esistenza e dell'infinita realtà.

Separarsi spiritualmente dal potere non ci esime di vivere nel mondo in modo attivo e responsabile ed è un modo per depurarlo dall'autoreferenzialità dell'imperio per essere solo al servizio dei cittadini e rinnegando privilegi, soprusi diventa viatico di pace, mezzo con cui le possibilità di ciascuno diventano quotidiana concretezza. II male reitera continuamente la sua funesta presenza con mezzi e modi differenti ma è al bene che si deve ascrivere il detto "Niente di nuovo sotto il sole" perché esso è principio e fine di tutto ed è Dio, l'attrattivo motore immobile.

L'impresa di resuscitare dai nostri mali, di riscattarci dalla povertà spirituale appare molto ardua, se non impossibile ma siamo chiamati alla santità, a diventare divinamente umani imitando Gesù che si è mostrato umanamente divino.

 

COMMENTI

Ciao, Nino.
Grazie del tuo scritto.
Due uomini grandi Zavoli e Coda, per me indimenticabili.
Quel libro riflette un poco i tempi, quando da Chiara Lubich molta chiesa attingeva aria di Vangelo. In effetti, "In Cristo non c'è più maschio o femmina, ebreo o pagano ..." era stata elaborata da Paolo.
Molto bello il tuo commento al "Date a Cesare ..."  Anche io pensavo in merito come te. "Date" era per me "restituite" a Cesare quello che è suo: la prepotenza, la voglia spasmodica del potere, il cinismo dell'annientamento della vita, Ma "date a Dio" quello che Suo, cioè siate quello che Lui è: la passione per la vita, il senso della vostra esistenza sulla terra, la capacità di perdonare ed amare, perché questo Lui è e questo siete voi.
Un fraterno abbraccio.
Felice Scalia