Stefania Tagliabue in “Anima e Fuoco”: la personale di pirografie – Intervista
di Dominga Carrubba - Inaugurata la mostra personale di Stefania Tagliabue nei locali espositivi di Spazio Macos...
Sabato 20 giugno 2026 ha preso il via una personale di pittura creativa, riflessiva e – si potrebbe affermare – persino sensoriale, se pensiamo che il supporto non è una qualsiasi tela, ma tavole di legno rinvenute, trovate o incontrate sugli alpeggi di Domodossola – dove l’Artista abita – oppure recuperati da falegnami, quasi fossero tele in cerca d’autore, ignorando di svolgere esse stesse il ruolo d’autore tutte le volte che l’Artista in esse trova la risposta ad un’idea, l’ambientazione naturale per una figura, un tema, un sentimento che dialoga ed emoziona l’anima con il fuoco della pirografia.
Il fuoco del pirografo scava e incide, delinea i segni e imprime i pigmenti impreziositi dalla foglia d’oro o d’argento in armonia con la figura, la tematica e lo stesso legno, che non diventa un supporto passivo, ma rimane materia vivente prima incontrando l’immaginazione artefice e poi partecipando nel plasmare, trasfigurare e trasferire allo spettatore i sentimenti dell’attesa, del dolore urlante, della libertà danzante, della solitudine taciuta e scavata nello sguardo che, comunque orientato, domanda:
“Guardami: cosa vedi?
In me vedi bellezza e amore, sensualità e coraggio,
orgoglio e passione.
Ma se guardi meglio, vedrai anche ansia,
fragilità e paura, insicurezza e oscurità.
Io però sono sempre la stessa donna.
Guardami, ma non solo con gli occhi!
Aspetto chi saprà guardarmi col cuore
e vedrà davvero ciò che sono.”
(L’Uomo, tavola di castagno antico 43 x 5. Testo di Danilo Brignoli, 2025)
L’amore è testimone e complice tutte le volte che Stefania incide le fibre di un legno, portandolo a vita nuova, e Danilo - il marito – traduce la figura in parole non dette.
Se Prometeo rubò a Zeus il fuoco creativo per donarlo all’umanità, allora l’arte prende in prestito il fuoco di un pirografo per calamitare gli occhi della mente nel guardare Mater che abbraccia il Figlio di Dio, vale a dire la Verità che non abbandona e accompagna senza disorientare, ascolta senza sovrapporsi sulle altre voci, accompagna senza disorientare, accoglie mai deludendo e giudicando diversità scartate dai ciechi, perché una vecchia canzone diceva… ti guarderò nel cuore (More) e Stefania Tagliabue ne ha riassunto il sentiment nella sola parola che la memoria del cuore non dimentica: Madre.
“[…] Ora che finalmente lo abbraccio, dentro di me so che un giorno se ne andrà,
per portare al mondo la parola del Padre.
Cosa potrò fare per impedirlo, per proteggerlo, per salvarlo?
Nulla.
E allora, almeno in questo momento di serenità, lasciate che lo tenga fra le braccia,
lasciate che accudisca il mio bambino, lasciate che io sia quello
che più di ogni altra cosa desidero essere:
solo una Madre.”
(Mater, sezione di castagno 48 x 48. Testo di Danilo Brignoli, 2023)
Essere solo una Madre non porta il cromatismo di alcuna fede religiosa, ma la seraficità di non essere traditi dalla menzogna dell’apparenza.
Il legno nell’arte di Stefania Tagliabue è alimentato dalla linfa di valori umani universali scalfiti tra le fibre naturali con punte sottili e gesti ponderati, perché il tratto della vita si percorre dalle radici alla chioma, passando dallo scuro da traversare alla luce da cercare tra i nodi e le fessure di un frammento di legno pregnante di storie.

La mostra di pirografie, curata dalla dott.ssa Mamy Costa, rimarrà aperta al pubblico fino al 26 giugno 2026 nelle sale espositive di Spazio Macos (Messina - Via Cardines 16), da lunedì a venerdì, dalle ore 17:00 alle ore 19:00.