La pace cornice di bene e bellezza
Giovan Francesco Gonzaga (Milano 12 ottobre 1921, Milano 2 ottobre 2007) "Cavaliere" scultura in ceramica smaltata, cm 22 x 31
di Nino Gussio -
I leader, i governi, i parlamenti delle nazioni dovrebbero ascoltare e accogliere i desideri più profondi, i bisogni, le aspettative dei popoli e non dovrebbero condizionarli, orientarli secondo le intenzioni le ambizioni di potere che generano conflitti spesso risultanti rovinosi per tutte le nazioni contendenti; semplicemente chi gestisce il potere dovrebbe agire, non come un imbonitore, ma con la sapienza del saggio, con la determinazione, con l'onestà di coloro che amano, tutelano la vita, e la derivante dignità e contro malefiche, velleitarie ambizioni che deturpano l'immagine e il valore dell'umano.
L' azione politica, in sé nobile, deve rimuovere gli ostacoli, i mali, i pregiudizi che storicamente si sono sedimentati nelle varie civiltà e società; solo così la storia diventa maestra di vita, non una sequela di obbrobri e di devastazioni ad libitum dei potenti. Tutti i popoli, potenzialmente, per le comuni radici e aspirazioni formano un mosaico componente la specie umana e tutti devono concorrere che il mosaico risulti alla fine armonicamente ben strutturato.
I mastri costruttori, gli artisti, gli architetti della politica, i tecnici delle varie branche economiche e tecno-scientifiche sono chiamati a presiedere all'opera in itinere e non possono, per esigenze etiche e razionali, voler, tentare deformare, deturpare il progetto per volontà di supremazia politico -economica; tale arbitrio, sempre storicamente presente, risulta essere un tradimento, un diffondere zizzania nel campo-mondo in cui si semina per avere il meglio dalla vita, dalle risorse naturali e dal lavoro, dalle capacità messe in una universale comunità.
La pace è premessa necessaria per progredire nel compimento del mosaico e ne diventi lo sfondo, la cornice affinché le immagini, i colori possano emanare la luce del bene e della bellezza.
Niente di nuovo, almeno idealmente, è sotto il sole e ancora siamo nel marasma del male invece di iniziare l'opera. Siamo tutti chiamati a partecipare all'impresa ma per inanità, per mancanza di fede e di speranza sono molto pochi gli intraprendenti; tutto viene collocato con scetticismo in una dimensione utopica e irreale e si accetta, come ineluttabile necessità di vivere la distopica quotidiana realtà.