Per Teresa

Per Teresa

di Peppino Restifo -

Una delle cose più brutte della vecchiaia – che per altri versi soffia arie positive – è che, con l’avanzare degli anni, vai perdendo amici, compagni di vita, gente che t’ha voluto bene e a cui hai voluto bene.

Non mi sono mai piaciuti i necrologi. Quelli che se ne vanno, se ne vanno e nello stesso tempo restano. Piace ricordarli vivi, appassionati, attivi. E questo vale anche per Teresa Pugliatti, che ogni tanto, nel salire o scendere da delle scale, chiedeva il mio braccio e io, da buon cavaliere, glielo porgevo, sempre pensando dentro di me: ma perché deve portare scarpe e stivali con quelle zeppe esagerate? Si fidava di me, la seguivo con affetto, malgrado le zeppe…

Ho ritrovato una foto dell’ottobre 1987, che parla chiaramente: siamo a Bauso, insieme alla fotografa Corrada D’Amico Johnson, al lato di un’antica chiesa, e guardiamo tutt’e tre all’insù. Evidentemente Teresa voleva guardassimo quell’architettura con curiosità e intelletto fecondo.

Non sono stato un “allievo” di Teresa Pugliatti, come molti ce ne sono in città – uno più bravo dell’altro – ma per me è stata lo stesso “maìstra” aprendo la mia mente al macro della storia dell’arte italiana e al micro delle opere disseminate nel nostro territorio. Lei compare persino in uno studio sul più piccolo villaggio messinese: Massa S. Nicola. L’arte presente nel minuscolo borgo – insieme ai documenti, ai manufatti, al paesaggio e alle pietre – racconta delle fasi dell’andamento della società, delle sue devozioni, dei sogni dei suoi abitanti.

Per difendere tutto questo Teresa non si è mai risparmiata, non ha lesinato critiche e riflessioni poco benevole. Ha messo in campo la sofferenza degli storici dell’arte, degli storici attenti alla società dell’epoca delle opere prese in esame e della società loro contemporanea. Nel 2011 così “sbottava”: “E ci si continua a chiedere cosa hanno fatto in tutti questi anni i vari organismi che dovrebbero tutelare le opere d’arte e renderle fruibili per incrementare e agevolare la ricerca e così valorizzare questo nostro patrimonio”. Parole di grandissima attualità, alla luce delle più recenti vicende antonelliane…

Teresa veniva dal mondo “comunista”, anche se suo padre Salvatore non lo era affatto.

Teresa è stata il frutto di una cultura che ha “abbellito” l’Italia dal secondo dopoguerra in qua, di quella storia sociale dell’arte che m’ha fatto prendere – nella mia ignoranza artistica – 30 e lode all’esame di storia dell’arte, guardando a lei, al prof. Marabottini e al prof. Sascia Villari.

Teresa si fidava di uno che faceva il mestiere di storico “addamanera”, cui instillava curiosità e faceva leggere cose anche un po’ “lontane” dai suoi interessi precipui.

Capitò così che mi “costrinse” a presentare a Palermo e a Messina il suo volume Pittura della tarda Maniera nella Sicilia Occidentale (1557-1647). Fu una gran fatica, perché era un gran libro e si sviluppava su un secolo cruciale della storia moderna.

A pensarci, ancora mi viene da sorridere, vista la mia “inadeguatezza”. Ma tutto si risolve in un abbraccio: grazie, Teresa!