La solitudine dell’uomo contemporaneo nel monologo di Elio Crifò
di Francesco Saija -
Dopo il concerto di Capodanno dell’1 gennaio, il 7 e 8 gennaio abbiamo potuto partecipare, al Teatro “Vittorio Emanuele”, all’interessante spettacolo “Scatola –Ossessioni da asporto“ su soggetto e regia di Valerio Vella.
Uno spettacolo prodotto dal “Vittorio Enmanuele” con al centro il monologo del bravissimo attore Elio Crifò.
Lo spettacolo di teatro, musica e danza, diretto da Vella e interpretato da Crifò, si ispira liberamente ad un film del 1982 del regista Alan Parker. Si tratta del film “Pink Floyd- The Wall” con Bob Geldof che a sua volta si fonda su un album dei Pink Floyd.
Lo spettacolo di Vella riesce a portare sulla scena la solitudine dell’uomo contemporaneo che sta come racchiuso e imprigionato in una scatola protetto (si fa per dire) da un grande muro. Il “muro” di cui parlano i Pink Floyd che deve cadere in frantumi (come avviene sul palcoscenico) per difendere la libertà dell’uomo d’oggi, eterodiretto dai “grandi fratelli” di turno.
Contrariamente al vecchio film del 1982 che è troppo didascalico, forse brutto e alquanto banale sulle tematiche della scuola e della famiglia in quegli anni, il monologo di Crifò inserito nella nostra quotidianità, riesce a coinvolgere gli spettatori di oggi che spesso vivono, anche inconsapevolmente, nella scatola chiusa senza conoscere la vera libertà.
Elio Crifò riesce, con grande maestria attoriale, ad evidenziare il dramma dell’uomo contemporaneo in uno spettacolo che diventa anche musica e danza.
La feroce critica alla società del cellulare e ad una immaginaria democrazia diretta digitale , è molto evidente e mi sento di condividerla in pieno.
Una drammaturgia perfetta che purtroppo cala di tono nel momento della danza che appare estranea e squilibrata rispetto alla drammaticità del monologo . Direi che le danzatrici non sono state convincenti.
Ottimo l’intervento musicale della “The Box Rock Band” con i brani dei Pink Floyd..
Di grande attualità l’affermazione contenuta nel monologo di Crifò a proposito di una futura guerra che certamente si farà con le pietre come dimostrano le terribili distruzioni dei nostri giorni in Ucraina.
Le immagini di varie zone del mondo ridotte in cenere dalle tante guerre sono certo presenti nel monologo dell’attore.
E poi è vero – come afferma Crifò – che la televisione che ci opprime , tranne qualche sprazzo di luce che può dare speranza , è “peggio della bomba atomica e della guerra del Vietnam”.
Lo spettacolo che ha convinto il pubblico presente , va anche apprezzato per l’ottimo impianto scenografico.
La denuncia teatrale di Crifò ci ricorda ancora una volta che certamente il teatro , attraverso la presenza fisica degli attori e degli spettatori , può essere un grande strumento di liberazione e comunicazione diretta per venir fuori dalla scatola chiusa e alienante che annulla la nostra libertà di pensiero e di azione.