Adeguare il nostro passo
Nel romanzo di Doris Lessing Il diario di Jane Sommers, uscito in Italia nel 1986, così viene descritta la presa di coscienza della protagonista, Jane, una donna ricca e dinamica, quando un giorno conosce Maudie, una piccola e vecchia signora:
“Le camminai accanto. Era difficile camminare così piano. Di solito io vado velocissima, ma non lo sapevo, me ne accorsi in quel momento. Lei faceva un passo, poi si fermava, guardava il marciapiede, e faceva un altro passo…”.
Jane non si era mai resa conta di camminare “velocissima”, non si era mai accorta di avere difficoltà a camminare “piano”, non aveva ancora compreso come il suo passo fosse poco adeguato ad affiancare, ad accompagnare chi è lento per forza di cose. E ha l’immediata percezione che deve “adattare il passo” a quello di Maudie se vuole entrare in contatto con l’altro: chi può essere veloce, può anche essere lento, non è vero il contrario.
Come succede a volte, improvvisamente per un avvenimento fortuito, non cercato, non voluto qualcosa diventa chiaro. Comprende che la velocità, la fretta, le aveva tolto il gusto dell’incontro, quello vero, quello in cui la parola non si accavalla alla parola dell’altro, ma si apre alla parola di chi ci ascolta. Comprende che il suo passo veloce, lascia indietro, esclude, isola persone, valori, pensieri e quanto altro ancora?
E in Jane Sommers avviene il cambiamento. Si apre di fronte a lei un nuovo mondo. Un mondo nel quale la solitudine, anche quella dell’altro diventa insopportabile; un mondo in cui riesce a mettere a fuoco ciò che al suo sguardo era sempre rimasto sullo sfondo tanto sfocato da non essere percepito.
Sullo sfondo c’era Maudie, una donna anziana, una come tante intorno a noi la cui esistenza rimane troppo spesso ai margini, percepite quasi come un intoppo alla nostra vita che corre, corre… verso dove? Là dove adesso sono loro, le Maudie che sono intorno a noi.
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Viviamo in un mondo nel quale, invece, chi va veloce è aiutato ad affrettare ancora di più il proprio passo, un mondo in cui si contrappone uno all’altro, invece di creare armonia. I vecchi con i vecchi, i giovani con i giovani, chi merita e chi non merita, chi è ricco e chi è povero… e così via. Un mondo però in cui nessuno si sente sicuro, perché è un mondo di individui, isole separate. Oggi, invece, più che mai abbiamo bisogno di comunità.
Quando apriremo anche noi gli occhi, quando rallenteremo il nostro passo veloce, quando lo adegueremo a quello di chi non può che andare piano? Quel giorno sarà un bel giorno non solo per gli altri, ma anche per noi.