È morto monsignor Bettazzi, costruttore di pace
Si è spento stamattina, aveva 99 anni Bettazzi (ne avrebbe compiti 100 anni il 26 novembre) il vescovo emerito di Ivrea, era l'ultimo padre conciliare ancora vivente. Presidente di Pax Christi partecipò alla marcia della pace nel 1992 a Sarajevo. Monsignor Luigi è stato un uomo disponibile e aperto al dialogo. Parallelamente al servizio nella Chiesa locale cresceva l’impegno per la causa della non violenza, fino ad essere nominato nel 1968 presidente di Pax Christi, vivendo in maniera così profonda quell’incarico da ricevere il premio internazionale dell’Unesco per l’educazione alla pace. Ma al di là delle tappe ufficiali di una biografia molto ricca, restano i gesti rimasti nell’immaginario collettivo: la scuola di laicità, come amava definirla, accanto agli studenti della Fuci, la vicinanza ai lavoratori dell’Olivetti, della Lancia e del cotonificio Vallesusa, lo scambio epistolare con il segretario del Partito comunista italiano Enrico Berlinguer.
Nel 1978, un’altra scelta “scomoda”. Assieme agli altri vescovi Clemente Riva e Alberto Ablondi, chiese di potersi offrire prigioniero in cambio del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse. La richiesta, tuttavia, venne respinta dalla Curia Romana.
Garbato anche quando, per esempio sull’obiezione fiscale alle spese militari quando ancora si rischiava il carcere, assumeva posizioni scomode, di rottura. Sostenne l’obiezione di coscienza e nel 1992 partecipò alla marcia pacifista organizzata a Sarajevo da “Beati costruttori di pace e Pax Christi” insieme a monsignor Antonio Bello nel mezzo della guerra civile in Bosnia ed Erzegovina.
Ricordiamo le sue venute a Messina per la Settimana Teologica organizzata dalla Diocesi e successivamente al Seminario Arcivescovile e alla parrocchia di San Luca al Muricello.
Gli ultimi anni sono stati ancora all’insegna dell’educazione alla nonviolenza (ha partecipato a tutte le Marce della pace organizzate il 31 dicembre) e della riflessione sul Concilio Vaticano II.