In memoria dei suicidi nelle carceri italiane
Enzo Faraoni "Natura morta" 1962 - olio su tela, cm 40 x 55
di Nino Gussio -
Non bisogna dare un senso alla vita, lo ha fin dalla sua nascita. Compito nostro è sottrarla alla brutalità umana, delle istituzioni statali e della natura. Alla vita bisogna dare amore e bellezza ed è un imperativo etico. Sta a noi elevarla e davanti a Dio e consacrarla.
Miliardi di persone soffrono ogni tipo di brutalità e ogni giorno migliaia vengono oppressi, esclusi da una appena degna esistenza e uccisi e così l'indifferenza, l'egoismo fanno della fede, della speranza, della carità parole vuote.
Non ci sono oasi di salvezza, di felicità se miliardi di nostri fratelli vengono brutalizzati, anche noi, i fortunati siamo a rischio, niente ci separa dal male incombente perché se non siamo noi a creare l'argine del bene il male dilaga; non esiste paradiso celestiale se non tentiamo di crearne uno terrestre.
L'inferno siamo noi se l'innocenza dei bambini, se l'integrità dell'essere femminile diventano pasto quotidiano della umana ferocia.
La natura non separa dalla morte, dalla sofferenza la vita che genera e la espande come becchime agli uccelli alla distruzione. Dobbiamo essere noi umani a innalzarla verso l'inviolabile bellezza, dobbiamo amarla perché è fragile e unica. Solo così possiamo manifestare la potenza dello spirito e se siamo soli nell'universo a fare questa scelta il compito sarà più nobile e più necessario.