“DDL sicurezza”: Rischi per l’autonomia della ricerca e la libertà accademica
Il Comitato per la Libertà Accademica (CAF) della Società per gli studi sul Medio Oriente
(SeSaMO) esprime profonda preoccupazione per le disposizioni contenute nel disegno di
legge (ddl) S.1236 “disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in
servizio, nonchè di vittime dell’usura e di ordinamento giudiziario” attualmente in
discussione in Senato dopo la sua approvazione in Parlamento del 18 settembre 2024. Tale
decreto, modificando la legge del 2007 sul sistema di informazione per la sicurezza, introduce
misure che rischiano di compromettere i principi fondativi dell’università pubblica e della
libertà di ricerca.
In particolare, il comma 1 dell’articolo 31 obbliga le università e gli enti di ricerca a collaborare
con i servizi segreti. La nuova formulazione impone infatti che «le pubbliche amministrazioni, le
società a partecipazione pubblica o a controllo pubblico e i soggetti che erogano servizi di
pubblica utilità sono tenuti a prestare al DIS, all’AISE e all’AISI la collaborazione e l’assistenza
richieste», consentendo inoltre la comunicazione di informazioni «in deroga alle normative
di settore in materia di riservatezza».
Questa impostazione, oltre a stravolgere l’equilibrio tra istituzioni accademiche e organi dello
Stato, suscita allarme per diverse ragioni:
1. Violazione dell’autonomia accademica: L’obbligo di collaborazione con i servizi segreti
limita la libertà delle università e degli enti di ricerca di operare in modo indipendente,
rischiando di coinvolgerli in dinamiche estranee alla loro missione istituzionale.
2. Deroghe alla riservatezza: La possibilità di derogare alle normative sulla riservatezza
mina la fiducia tra università, corpo docente, ricercatore e studentesco e la società civile,
un principio cardine per garantire l’integrità della ricerca.
3. Ambiguità normativa: La formulazione generica e ampia del dispositivo legislativo apre
la strada a interpretazioni arbitrarie e potenzialmente abusive, conferendo ai servizi
d’informazione poteri investigativi che entrano in conflitto con i diritti costituzionali.
Come sottolinea giustamente l’Associazione Italiana per la Scienza Aperta (AISA) riprendendo
una dichiarazione dell’ ex procuratore Armando Spataro, questa misura rappresenta una virata
preoccupante verso un utilizzo improprio dei servizi di informazione e prefigura il rischio
dell’estensione del loro ruolo a funzioni di indagine giudiziaria non pertinenti.
Il Comitato per la libertà accademica di SeSaMO osserva inoltre con preoccupazione come
questo decreto si inserisca in un contesto più ampio di attacchi alla libertà accademica e di ricerca
in diversi contesti globali. Episodi recenti includono interventi politici diretti contro accademici e
studenti/esse in Israele/Palestina, Germania, Svizzera, Gran Bretagna e Stati Uniti, tra gli altri
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paesi, come ampiamente documentato da varie organizzazioni accademiche internazionali,
nonché da episodi di censura nei suddetti contesti nazionali e in Italia.
In questo contesto, il CAF si unisce agli appelli già lanciati da altre associazioni accademiche e
scientifiche, chiedendo:
● Al Parlamento italiano, di non approvare il decreto in questa forma e di garantire che
ogni intervento legislativo rispetti pienamente i principi costituzionali e l’autonomia del
mondo accademico.
● Agli organi di rappresentanza delle università italiane e degli enti pubblici di ricerca,
di prendere una posizione chiara e determinata contro misure che minacciano la libertà
accademica e l’indipendenza della ricerca.
● Alla comunità accademica internazionale, di esprimere solidarietà e vigilanza rispetto
a questo attacco alla libertà accademica in Italia.
La libertà accademica è un bene comune, imprescindibile per una società democratica e
pluralista. Qualsiasi tentativo di limitarla deve essere respinto con fermezza, nel rispetto dei valori
sanciti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.