FUMO E BASTA

FUMO E BASTA

di Giuseppe Rando -

C’è, da qualche tempo in qua, in uno dei più seguiti “salotti” televisivi, un professorino (almeno nell'aspetto: biondino, giovanilino, sorridentino), docente accreditato di un’altisonante disciplina (Sociologia del terrorismo internazionale) all’Università, che ogni settimana tuona contro gli Americani (USA), unici responsabili, a suo giudizio, di tutti i mali del mondo e, in specie, della guerra tra la Russia di Putin e l’Ucraina, da un lato, e della guerra tra i terroristi di Hamas e Israele dall’altro. Ciò, in democrazia, per la verità, sarebbe quasi normale: ognuno è libero di esprimere le sue idee (se così possiamo chiamarle). Ma è davvero scandaloso il metodo del professorino, il quale non accetta critiche di sorta e ai suoi interlocutori che non condividono le sue tesi obbietta sistematicamente: «Io sono un professore universitario, cioè uno scienziato (e voi no, lascia intendere)». Forma aggiornata, invero, del noto aforisma del Marchese Del Grillo: «Io so’ io e voi non siete un cà». Quanto di più lontano, nei fatti, da ogni corretta posizione scientifica, universitaria: ai miei tempi, noi studenti lo avremmo coperto di sonore pernacchie.

Appare, questo, senza meno, un caso di ubbriacatura (para)scientifica: il professorino fa pensare a certi critici strutturalistici degli anni Settanta del secolo scorso, i quali, assolutizzando quella che credevano una scienza (lo Strutturalismo!), pontificavano su ogni espressione artistica cercando di risalire alla Struttura Archetipa Originaria delle varie forme narrative, teatrali, poetiche, musicali ecc.: fatica inutile, tradotta in pagine e pagine di oscure minchiate solenni, che già qualche lustro dopo nessuno seguiva più; oggi, nemmeno il più sminchionato degli studenti ne parla.

Io, da intellettuale democratico (che apprezza la lotta di liberazione degli Ucraìni e sta con Israele ma non con Netanyahu, con i Palestinesi ma non con Hamas, né con Hezbollah, né tampoco con l’Iran) e da professore universitario immune – credo – da ideologismi, mi dissocio totalmente dalle posizioni del suddetto che si fondano su una opinabile ricerca della Causa Originaria (rieccola!) della guerra e sulla tesi (reazionaria) secondo cui il più debole non deve ribellarsi al più forte che lo invade, perché non può vincere e perché lottando diventa ipso facto responsabile della morte di tutti coloro che si sono ribellati all’invasore.

È, questa – a ben considerare – la tesi espressa a chiare lettere dal giovane (diciassettenne) Giacomino Leopardi, ancora cattolico papalino, classicista, reazionario, antiliberale, filoaustriaco, nell’orazione Agl’Italiani del 1815:

 

"Ma l'Italia poteva ella considerare il conseguimento della sua indipendenza come possibile? A costo dei più grandi sacrifìzj, poteva ella sperare di ottenere l'intento? Taccio delle immense forze della lega Europea, interessata all'abbassamento di chi volea farsi nostra guida, una parte delle quali avrebbe mandata a vuoto ogni nostra intrapresa. Taccio delle difficoltà di spogliare tante Reali famiglie dei loro antichi diritti, della sicura inazione della massima parte degl'Italiani, del credito vacillante dell'armata che favoriva la rivoluzione. Dopo aver superate tutte le opinioni, dopo aver fatto tacere tutti i diritti, dopo avere eccitato negl'Italiani un solo spirito, averli tutti riuniti sotto le stesse bandiere, averne formato un solo esercito, dopo avere respinte tutte le armate straniere al di là delle Alpi, l'Italia nulla avrebbe ottenuto".

Se lo avessimo sentito, saremmo ancora sotto gli Austriaci.