Sia Pace per amore della vita creaturale!
Salvatore Magazzini "Nevicata" - olio su tavola, cm 30 x 40
di Nino Gussio -
Come ogni anno il 27 gennaio vi sarà il giorno della memoria per commemorare la Shoah, il genocidio nazifascista degli ebrei. Ma qualche perplessità, soprattutto morale, affiora in molti di coloro che da sempre hanno partecipato all'evento e divulgato l'intrinseco valore di riscatto dal razzismo e da ogni violenza contro la persona e i popoli.
Le perplessità nascono per le tragiche situazioni in cui sono costretti a vivere sia i palestinesi sia gli israeliani, nemici da quasi un secolo, dalla fondazione dello stato di Israele, e tale inimicizia, anziché ricomporsi in una convivenza pacifica e solidale, è sfociata in un odio implacabile che ha generato la strage di ebrei del 7 ottobre da parte di Hamas e la conseguente guerra costata ai palestinesi lo sterminio di circa 46.000 cittadini di Gaza e la devastazione di città comprese le vitali istituzioni come ospedali e scuole; vivere nel terrore nella più assoluta indigenza per i palestinesi di Gaza è diventata una quotidiana normalità come per gli israeliani è vivere nella precarietà dell'assedio e degli attentati terroristici.
Se agli eredi delle vittime del nazifascismo è stato consegnato un destino di guerra perenne e di usare la forza militare, l'oppressione perenne contro un popolo che vuole difendere proprio diritto ad esistere, come del resto tutti i popoli, quale significato, quale messaggio trasmette al mondo oggi la commemorazione del giorno della memoria? Almeno per noi europei non deve essere qualcosa che riguarda solo gli ebrei le cui vittime erano a tutti gli effetti nostri concittadini, la cui storia nel corso dei secoli è unita alla nostra e verso i quali siamo debitori di incalcolabili tributi alla nostra civiltà.
La follia razzista si è scatenata contro di loro e ora sono costretti a difendersi usando la violenza della guerra contro un popolo che non ha le colpe che abbiamo noi verso di loro. Abbiamo imparato dal loro genocidio che il diritto a vivere è inviolabile e che solo la pace e il rispetto reciproco lo garantiscono, non possiamo lasciarli soli con la minaccia di far sparire il loro stato, e ancora una volta loro stessi e quindi costretti ad essere feroci per difendersi. Finora le vittorie belliche di Israele sugli stati vicini e il controllo poliziesco e discriminante sui palestinesi hanno solo acuito l'odio e aumentato in modo esponenziale le vittime e oscurato il futuro a tutti i cittadini del Medioriente.
Noi europei, che desideriamo una nuova Europa unita, solidale, che rinnega le atrocità del passato oltre a commemorare le vittime della Shoah, non dobbiamo limitarci ad essere solo gli alleati di Israele per strategie politico-militari, gestite cinicamente dai nostri governanti, dobbiamo piuttosto essere in prima linea per promuovere la pace, non dei vincitori, ma per amore della vita, quella creaturale, che ci obbliga ad essere prossimi nella fratellanza.