Presentazione del libro “L’ultimo miglio” di Pandolfo e Fagone

Presentazione del libro “L’ultimo miglio” di Pandolfo e Fagone

"Combattenti di terra, di mare e dell'aria!": il 10 giugno del 1940 Benito
Mussolini chiamava gli Italiani a raccolta per annunciare la guerra per terra, mare
e aria. A tre anni di distanza, gli abitanti del Golfo di Milazzo capirono sulla loro
pelle cosa fosse esattamente la guerra per terra, per mare e per aria. Tutte e tre le
guerre. in una, in casa, tra la fame e la paura, fecero svanire qualsiasi illusione
nutrita tre anni prima. Che la guerra sarebbe stata lontana, com'era stata la Grande
Guerra, la prima guerra mondiale; che si poteva chiudere subito la partita con la
Francia; che si sarebbero "spezzate le reni" alla Grecia; che si sarebbero tenute
le colonie dell'Africa orientale e della Libia; che si poteva conquistare l'Unione
Sovietica, la Russia dei bolscevichi comunisti...
Illusioni, e guai a credere alla propaganda!
Della guerra in casa, fra il Golfo di Milazzo e le Eolie, per terra, per mare e
per aria dà conto questo puntuale libro di Giuseppe Pandolfo e Salvo Fagone.
Così si possono seguire tutti gli episodi della guerra marittima, della guerra dei
sottomarini e dei loro siluri, che non risparmiavano neppure le navi passeggeri
fra Milazzo e Lipari, come il "Santamarina". Poi iniziò la "pioggia di bombe":
gli obiettivi erano soprattutto militari, il porto, l'idroscalo, la stazione, le batterie
contraeree. Ma le bombe non sono "intelligenti", colpiscono pure case, chiese e
ospedali. A nulla valse neppure il tentativo dell'arciprete Cernuto di pitturare con
i colori pontifici bianco e giallo la facciata della chiesa di S. Giacomo e il
santuario di S. Antonio al Capo.
A mezz'agosto le avanguardie americane, venendo da Barcellona, entrarono
a Milazzo "trovando una città deserta e sconvolta dalle incursioni aeree". Lo scalo
ferroviario e alcuni magazzini erano in fiamme, il porto era un cimitero di
imbarcazioni di vario genere affondate o abbandonate". E la guera per terra non
finì lì: la battaglia contro la retroguardia tedesca continuò a Venetico, a Spadafora,
a Rometta, a Villafranca.
Intanto la sera del 14 agosto, a Orto Liuzzo, i Tedeschi trucidano cinque
carabinieri e un civile, in uno degli episodi terribili di quella guera "in casa"
ingiustamente dimenticati, ma di recente riemersi (grazie anche all'Anpi
messinese).
Nel primo dopoguerra nessuno voleva più ricordare, anzi invocava il velo
dell'oblio.

Chi era stato nei campi di concentramento, chi si era miracolosamente salvato
dall'assideramento russo, chi aveva dovuto affrontare da partigiano la barbarie
nazi-fascista, chi aveva dovuto subire i bombardamenti, la distruzione e la fame.
E poi c'era da ricostruire, da riavviare la vita, da fare bambini, tanti bambini: una
rimozione della guerra e della morte in nome della ricostruzione e della vitalità.
Ma da un po' di tempo a questa parte pare proprio il caso di rimuovere l'oblio
e riprendere la memoria e il monito di cosa sia la guerra, visto che il mondo
attorno a noi ce ne presenta una insopportabile quantità. Si aggiunga che quella
generazione che la guerra "in casa", quella siciliana, l'ha vissuta, sta ormai
progressivamente diminuendo, portandosi via, insieme alla biologia dei suoi
corpi, anche il "tesoro" dei ricordi.
Resiste però una documentazione di grande portata dei fatti bellici negli
archivi e nelle biblioteche: ad essa fanno continuamente riferimento i due autori
di questo libro per ricostruire con puntualità gli eventi di quel maledetto '43. I
documenti utilizzati, peraltro, non sono solo quelli scritti dalle varie fonti italiane
e straniere, ma anche quelli fotografici e cinematografici.
Nel novero delle fonti utilizzate c'è, a sorpresa, anche un graffito, trovato da
uno degli autori a Spadafora in un casolare di campagna abbandonato: una
testimonianza lasciata da Giuseppe Costa, che all'epoca viveva lì "sfollato" con la
famiglia. Costa ricorda la battaglia del 25 luglio e il battesimo di sua figlia Stefania,
destinata a morire da lì a pochi giomi sotto un bombardamento. Dalla storia familiare
alla grande storia: il 26 Mussolini e partito [sic], tutto in un graffito.
Persino le casematte militari - ne sopravvivono 27 nell'area milazzese -
possono essere considerate come "fonti", di pietra e cemento, della storia
terrificante del '43. Gli autori tributano un riconoscimento all'iniziativa di Italia
Nostra di salvaguardia di quei manufatti "di guerra" come "semi di pace".
Si aggiunge poi la diaristica dei testimoni contemporanei agli avvenimenti; in
quest'ambito emerge il diario dell'undicenne Giulio Santoro, che la battaglia di
Milazzo e della riviera tirrenica se la "godeva" dal suo punto d'osservazione, da
piccola vedetta, di Castanea delle Furie.
Si prova così ad andare oltre lo studio tradizionale delle battaglie, in cui le
unità militari erano considerate come blocchi su una carta, come corpi uniformi
che obbediscono ad un comandante. Queste unità sono invece formate da uomini
di diverse età e attitudini, e soprattutto spesso di diverse "nazionalità". Di questi
soldati si vogliono conoscere le condizioni materiali, i sentimenti, le aspirazioni.
Di qui la maggiore attenzione della storiografia italiana rivolta alla letteratura
costituita da diari, lettere, narrazioni in prima persona, che restituiscono la guerra
esperita dai suoi protagonisti, Testimonianze che sono mediate dai
condizionamenti di ceto, genere, professione e dal modo in cui ciascuno di essi
ha considerato la guerra.

Tra gli ufficiali italiani catturati dagli Alleati a Milazzo vi furono il tenente
Salvatore Giannelli e il tenente Gianbattista Belloni: prima di arrendersi, avevano
dovuto prendere atto del morale depresso dei loro soldati. Ma la cosa più
sorprendente che emerge dalla loro testimonianza è un'altra: "la popolazione
civile, nettamente ostile ai militari, faceva temere una rappresaglia".
Già il l° agosto, il generale tedesco Hube, a proposito dei civili siciliani, aveva
le idee chiare: "La popolazione siciliana simpatizza apertamente col nemico...
Quando il nemico entra nelle località, la popolazione si dà ad aperte
manifestazioni di simpatia".
Giovanni Giardina, ferroviere della Stazione di Milazzo, è un testimone
privilegiato dell'arrivo degli Alleati nella sua zona: "Non credevo ai miei occhi:
man mano che mi avvicinavo mi rendevo conto della realtà. Gli Americani! I
nemici! Ecco la cosa strana della vita; nel profondo eravamo contenti".
Il fronte si sarebbe allontanato in direzione della martoriata Messina e forse
si sarebbe potuta pronunciare la parola "pace", si sarebbe aperto un nuovo
capitolo della storia delle persone e del Paese.
Se la storia è un "bene comune", allora è chiaro che quel bene va condiviso.
Fanno bene i due autori a pubblicare questo libro, valido non solo per
l'avanzamento delle conoscenze nell'ambito della storia militare, ma soprattutto
perché appare in un momento dominato dal "presentismo". Questo futile
fenomeno offusca il futuro, che invece si può schiarire attraverso i valori storici.
Quel che accadde fra le Eolie e il Golfo di Milazzo e che viene narrato in
questo libro, dà sostanza, corpo e sangue, all'articolo 11 della Costituzione del
nostro Paese: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli
altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".

Giuseppe Restifo