“Bella ciao” oltre ogni confine

di Nino Gussio -
Cinquant'anni fa improvvisati pacifisti cantavano ingenuamente "Mettete dei fiori nei vostri cannoni", ora disorientati progenitori protestano contro le guerre chattando sui social posseduti e gestiti da elite che con le loro ricchezze condizionano economie globali, influenzando stili di vita e visioni esistenziali e politiche e dando appoggio informatico ai massacri bellici.
La pace non è quieto vivere, è perennemente minacciata e in alcuni paesi negata, ha bisogno di coraggio, di lungimiranza e non soltanto di buoni sentimenti; altrimenti papa Francesco con la forza della fede e con la speranza di rendere gli umani fratelli tutti avrebbe convinto Putin, Netanyahu la NATO etc a far cessare le guerre in corso.
I popoli, pur essendo fuorviati dalle loro aspirazioni al godimento pacifico della vita, sono nel profondo convinti che la pace è necessaria perché è libertà, progresso senza la quale non vi è salvezza, né costruzione di un futuro migliore.
Ma chi gestisce le cose del mondo, i nostri destini, ha una visione diversa, il benessere, la dignità della persona non sono prioritari, la potenza degli stati è più importante come se fosse un'entità sacralizzata.
La pace, nonostante che sia il più delle volte scaturita da carneficine perfino mondiali, è una condizione provvisoria, utile a rimpinguare di armi sempre più letali i loro arsenali militari e a preparare i giovani a uccidere e a essere uccisi e gli inermi a essere oggetto dì sterminio.
Il meglio della ricerca scientifica, della tecnica e tutte le risorse economiche sono asservite al potenziale bellico.
Non è mai stata una virtù obbedire ai potenti, nessuno degli scienziati, dei tecnici osa ribellarsi (forse perché sono cooptati alla elite dominante), sono come gli ottusi ciclopi che obbedienti al dio Vulcano costruivano le armi per gli dei.
L'economia, dominata dalla finanza e non dai bisogni delle persone, obbedisce a se stessa, è per come è organizzata, l'anima perversa del nostro modo di stare al mondo (per i magnati, i cosiddetti tycoon, la differenza tra economia di guerra e quella di pace non è discriminante se il profitto, la gestione delle risorse resta a loro disposizione. Se l'etica fosse la regolatrice delle azioni umane sarebbe giusto e necessario che i popoli si ribellassero contro questo stato delle cose ma, purtroppo, invidualmente viviamo con la bieca aspirazione del "Io, speriamo che me la cavo".
Un inno di pace attiva, da cantare tutti eliminando confini, differenza etniche, di censo, di ideologie etc è "Bella ciao".
La pace non è un vitello grasso da arrostire e da mangiare, è il coraggio di aderire al bene universale, a dare uguale umana dignità a ciascuno di noi. Le guerre sono la conseguenza di questa mancanza di coraggio, di non riconoscersi nel prossimo come uguale, compartecipe dello stesso destino.