I nuovi barbari

I nuovi barbari

di Giuseppe Rando -

Diciamolo a chiare lettere: la democrazia – i cui benefici effetti abbiamo goduto per ottant’anni – rischia di essere soppiantata, in Italia, in Europa e nel mondo intero, dall’autoritarismo antidemocratico variamente camuffato e denominato: nazionalismo, populismo, democrazia illiberale, democratura, dittatura democratica.

Parallelamente, dopo la positiva fioritura postbellica dei partiti politici, delle diverse e/o contrapposte visioni del mondo, delle contrastanti ma arricchenti, opinioni politiche, culturali, religiose, riappare, dappertutto, minaccioso, il pensiero unico di dittatori, variamente camuffati e denominati (nuovi barbari, di fatto) e/o di oligarchi e tecnocrati che li sostengono, col sussidio soprattutto di massmedia adulterati e adulteranti.

E il popolo? Una parte consistente del popolo (il cosiddetto popolo pecora), più che mai irretita dalla sottocultura illiberale, opta per il potere, all’apparenza rassicurante, degli autocrati reali o aspiranti tali, come si vede in America, in Russia e dovunque maggioranze accecate sostengono il nazionalismo, muovendo, di fatto, contro i pilastri della cultura e della democrazia.

In Italia, i giovani, molti giovani, diseducati dalla sottocultura di maniera, smaniano per i falsi miti nazifascisti, collezionando persino icone, cimeli e frasi di Mussolini, mentre ignorano o rifiutano del tutto – come testimoniano numerose inchieste giornalistiche e televisive nonché acuti saggi di politologi, psicologi e sociologi – i campioni della democrazia come De Gasperi, Moro, Pertini, Berlinguer, invocando, paradossalmente, la democratica libertà di opinione.

Essi ignorano, purtroppo, che non tutto è opinabile, relativo, incerto e che ci sono, invece, pochi (ma buoni) dati oggettivi da cui non si può prescindere: tra questi, la democrazia, in specie, che costituisce un bene assoluto, certamente perfettibile ma non opinabile; laddove la dittatura è – deve essere, per tutti – un male assoluto, senza meno.

Non c’è dubbio, ad ogni modo, che oggi e nel prossimo futuro, la lotta politica, in Italia e nel mondo, sarà tra democrazia e democratura: tutto il resto è fumo negli occhi.

In questa nuova, dualistica divisione (e contrapposizione) del mondo, fa specie il persistente atteggiamento di due arcaici, marginali, «opposti estremismi» che, ancora una volta, pur opponendosi verbalmente, coincidono nei fatti: la ultrasinistra di Cacciari, Orsini, Travaglio e la destra-destra di Maurizio Belpietro, Vittorio Feltri, Francesco Borgonovo. Li accomuna, certamente, il pacifismo peloso o astratto.