L’Ebreo: una tragicommedia nera

L’Ebreo: una tragicommedia nera

di Francesco Saija -

Al Teatro “Vittorio Emanuele” è stata presentata la commedia “L’Ebreo” di Giovanni Clementi per la regia di Pierluigi Iorio.

Potrebbe sembrare un’opera teatrale fuori tempo e invece si tratta di uno spettacolo di grande attualità dato che l’ideologia fascista, in Europa e nel mondo e in particolare in Italia continua ad affiorare uscendo fuori dalle sentine della storia dove era stata collocata durante le lotte di resistenza.

La pièce teatrale di Clementi muove da fatti realmente accaduti: le leggi razziali italiane volute da Mussolini e dai fascisti con la complicità di un “reuccio” da quattro soldi.

All’inizio, lo spettacolo somiglia ad una leggerissima commedia, con personaggi un po’ strampalati e vagamente comici che abitano una casa borghese forse collocata nel ghetto romano (parlano in romanesco) e nei loro discorsi affiora anche qualche cognome di origine ebraica. Si intravedono, senza vederli fisicamente sul palcoscenico, figure di deportati ebrei italiani nei campi di sterminio nazifascisti.

L’odore della carne bruciata nei forni crematori e le sofferenze degli ebrei e di una grande folla di “diversi” cominciano a diffondersi sul palco del teatro sia pure, come abbiamo già detto, con la leggerezza della commedia.

La nota attrice Nancy Brilli, nel ruolo di Immacolata Consalvi, è certamente protagonista indiscussa della commedia agrodolce che è più agra che dolce.

Il ,marito Marcello , bene interpretato dal bravo Fabio Bussotti , è un povero uomo arricchito ( ex commesso in un negozio di un padrone ebreo ) a causa dei destini tragici della storia.

In una storia che sembra banale , con le continue telefonate di una figlia in viaggio trqa Venezia e Parigi , la pièce di Clementi conduce lo spettatore a riflettere sul passato che potrebbe diventare presente . Come ho scritto in altre occasioni , citando Brecht , il ventre mostruoso che ha partorito il nazifascismo è ancora fertile e ricolmo .

La commedia “L’Ebreo” , oltre che ricordare le ignobili leggi razziali , ci porta quasi per mano all’interno dell’animo umano , nei cuori cattivi , negli opportunismi e nell ambizioni e nella sete di ricchezza ai danni del prossimo.

 

Molto spesso gli ebrei che venivano deportati , sperando in un possibile ritorno , trasferivano i loro beni a famiglie italiane dalle quali potevano anche essere traditi.

Immacolata e l’insignificante marito Marcello sono l’immagine di questa categoria di persone.

Essi , nel lavoro ambientato nel 1956 , dopo la seconda guerra mondiale , temono il ritorno del “padrone” ebreo e fanno di tutto per negarlo. E pensano di difendere la ricchezza conquistata , con metodi orribili e del tutto immorali.

Il regista Pierluigi Iorio , utilizzando la bravura di Nancy Brilli , di Fabio Bussotti e di Claudio Mazzenga nella parte dello stagnaro , conduce lo spettacolo con mano sicura e con grande spirito ironico.

Prendendo lo spunto da fatti storici , l’autore della piecè Clementi e il regista affrontano , attraverso questa commedia “nera” , il, problema della crudeltà umana e della sete di denaro e ricchezza .

Uno spettacolo utile per la riflessione di tutti noi in un momento oscuro per la storia dell’umanità.