Non basta dire no
di Maria Grazia Cotugno -
Roma, Campidoglio: 11 aprile (iniziativa “Dalla parte dei più deboli”, promossa da Università popolare di Roma). Perché ricordare Pio La Torre e Danilo Dolci e metterli vicini? Perché occorre ricordare, oggi più che mai, la memoria di uomini che hanno provato a cambiare gli effetti della marginalizzazione di un territorio e delle persone. E poi urge parlare di pace e di disobbedienza e questi due uomini sono proprio due figure di pacifisti e disobbedienti.
Due figure straordinarie che diventano bussole di un agire dalla parte dei più deboli con quell’anelito di attivare la comunità locale per influire sulla società, con quella determinazione per costruire una società più giusta, con quell’intento di suscitare il senso di responsabilità delle comunità affinché prendessero in mano la loro stessa dignità. Ed ecco le loro due vite complesse messe a confronto. Ed ecco le loro azioni che creano una mappa per muoversi in un universo rivoluzionario che ancora può ispirarci… Il tutto secondo punti cardinali che sono: l’agire nonviolento, l’idea di un’architettura al servizio di un principio sociale, l’educazione alla democrazia, la difesa dei diritti.
E poi gli incontri che ampliano e sostanziano le loro idee. Dolci si imbatte in Bruno Zevi negli anni della stesura della carta di Machu Picchu, per una città intesa come sistema in perenne sviluppo e che si adatti alla dinamica sociale per facilitare la partecipazione.
E poi le idee di grandi pensatori che li hanno influenzati Dewey, Borghi, Don Milani, Capitini… Capisaldi della pedagogia della nonviolenza e pure della pedagogia della relazione, di quello stare insieme agli altri con il diritto di parlare e di ascoltare, di attivare la democrazia dal basso. Ognuno dei due respira di questi grandi influssi.
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Pio lotta per il lavoro e si fa portatore di rivendicazioni sindacali e scioperi; Danilo crea e mette in pratica lo sciopero alla rovescia e fonda il Centro di studi e iniziative per la piena occupazione, del diritto al lavoro e sezioni di educazione alla sanità e alla prevenzione. Gli scioperi e le proteste sono strumenti per tutti e due.
Tutti e due erano grandi organizzatori ma, soprattutto, grandi attivatori di persone che diventavano coscienti e riscoprivano la loro dignità nel rivendicare un diritto.
Due costruttori di condizioni insomma. Perché dicevano “non basta dire no e opporsi a una ingiustizia, ma occorre lavorare per un’alternativa“. Ed eccole alcune alternative pratiche: le lotte di Dolci a Trappeto, “il paese più misero che avesse mai visto”, dove si trasferisce negli anni Cinquanta, per la rivendicazione della terra, con lo sciopero alla rovescia, fino ad arrivare all’inizio della costruzione della diga nel ’63. L’attivazione nonviolenta a Comiso negli anni Ottanta di La Torre e la creazione dell’Unione per la pace, per sganciare la Sicilia da una ulteriore colonizzazione militarista e fino all’entrata in vigore della legge dell’82 che prevede il reato di associazione di tipo mafioso e le misure di confisca dei beni della mafia senza processo.
Tutti e due sono rivoluzionari e tutti e due sono dalla parte dei più deboli e non solo idealmente. Danilo diceva “prendo su me stesso la condizione di chi non ha nulla”, Pio rivendicava “ho vissuto nelle case povere”.
Danilo Dolci e Pio La Torre, due figure che dal loro agire locale si fanno universali in questa spinta a costruire una società più giusta, nel richiamo a riappropriarci del futuro e contrastare ancora e ancora ciò che mina anche il passato e le sue emancipazioni.
Si intravedono nuvole e cielo scuro e si pongono domande. Perché, ancora oggi in Sicilia l’acqua è intermittente? Perché, ora che la forza dell’incidenza mafiosa è decuplicata e gli elementi di corruzione del sistema economico sono in crescita, rimettere le mani sulla legge La Torre? Non è forse un’indecenza l’ipotesi di una sua riforma, e non è forse un’indecenza la mancanza di acqua, ancora oggi, in quella terra?
Occorre difendere, oggi più che mai, quell’impianto di legalità possibile e schierarsi ancora e ancora con coscienza attiva dalla parte dei più deboli.