I funerali odierni a Monreale dei tre giovani uccisi a pistolettate
di Domenico Stimolo -
Nell'ultima decade fatti gravissimi di violenza si sono verificati in Sicilia, nella gran parte hanno coinvolto giovani.
Questo di Monreale è stato il più grave.
Con una fase di crescita sempre più grande, in Sicilia, si spara, si ammazza, si violenta, si maffia, si estorce, si costruiscono grandi affari (si vedano le ultimissime vicenda giudiziarie correlate al Ponte), si muore nei luoghi di lavoro, si delinque come "cultura" e arte di vita. Un insieme di efferate articolate violenze che ledono il contesto sociale, nei suoi nominali aspetti di convivenza e valoriale costituzionale, di contesto civile e democratico. Specie, come verificatosi, nelle zone territoriali che fanno parte dell'area delle cosiddette Aree Metropolitane.
Nel frattempo nel tessuto sociale isolano crescono sempre piu': povertà, disoccupazione, precarietà, emigrazione giovanile, consumo e spaccio di sostanze nocive, e attività violente che infrangono i diritti di cittadinanza.
Oggi, a MONREALE, mentre in migliaia sono presenti al funerale di Monreale, rappresentanti la genuina emotività (e civiltà) popolare, il dato più sorprendente è rappresentato dall'assordante assenza di persone (tranne il sindaco di Monreale e l'assessore Ferrandelli per la Giunta Municipale di Palermo), rappresentanti "luoghi": istituzionali, politici di partiti o similari, di coralità scenica, di loghi sociali. Non ci sono sindaci, deputati nazionali e regionali, rappresentanti di strutture istituzionali a vario titolo e ruolo...
Un'assenza, a mio parere "incredibile".
Così si apprende nel leggere oggi i resoconti dei principali siti informativi della Sicilia.
Eppure, l'uccisione dei tre giovani è stata al centro dell'informazione nazionale.
I tre giovani uccisi di Monreale pagano la colpa di essere "figli di nessuno". Sulle loro bare nessuno può "banchettare".