Cara maestra…

Cara maestra…

di Loris Antonelli -

Cara maestra, ho occupato mille volte quel seggiolino a fianco all’autista del bus, quello che hai tutto di fronte e con gli occhi aperti spalancati non ce la fai a vedere tutto. Mille volte mi sono seduto lì, perché mi faceva sentire un po’ come se in qualche modo vegliassi sul viaggio dei bambini e dei ragazzi, come se da lì si potesse controllare tutto, perché io devo sempre controllare tutto, o almeno tutto quello che posso.

Oggi nel numero infame e desolante dei morti sul lavoro ci sei tu… Schiantata dietro un tir mentre portavi in gita i tuoi bambini.

Cara maestra, mi sei cara senza conoscerti proprio perché eri su quel bus… Perché eri in gita con i tuoi bambini come migliaia di maestre e insegnanti in tutta Italia. Eri in gita, maestra, perché sapevi forse quale felicità insostituibile pervade i bambini quando la scuola li porta in gita… Ma in gita ce li portano le donne e gli uomini come te, non la scuola. In gita, senza un euro di straordinario, ce li portano insegnanti che in quella felicità dei propri alunni trovano un pezzetto di senso del proprio lavoro, ce li portano anche quando vuole dire tre o quattro giorni fuori casa, quando vuole dire sperare che di notte non succeda nulla, che in viaggio non succeda nulla, che nelle mille cose che bambini e ragazzi sperimentano per la prima volta proprio in gita non succeda nulla. Perché qualsiasi cosa succede ai bambini o ai ragazzi alla fine tutti se la prendono con gli insegnanti.

Mi sei cara, maestra sconosciuta, perché il mondo per gli alunni è di mille colori fuori dalle aule, ma ogni volta che ce li porti sai che dovrai essere attenta a mille cose, e avere molta fortuna. E infatti molti adulti non hanno più il coraggio di andare in gita con i loro alunni, e così la scuola è molto più grigia.

Non ne hai avuta tu di fortuna, il tuo viaggio è diventato l’ultimo, e tu diventi un numero, una delle mille morti sul lavoro di un paese che non conosce vergogna, di un paese in cui i ministri non voteranno al Referendum pensato per dare un po’ di protezione a ogni lavoratore… Mi dispiace, cara maestra, che muori in un paese in cui troppi pensano che il tuo lavoro valga così poco.

Io, cara maestra, sono nato figlio di una maestra meravigliosa, e non cambierei la mia fortuna con nessuna figlianza… Addio, cara maestra, i tuoi alunni ti ricorderanno per sempre, perché forse questo paese non ti valorizza abbastanza, ma nessuno dimentica mai la sua maestra.

Giovedì, sul Frecciarossa di ritorno da “un salto a Firenze” ho chiesto ai ragazzi di seconda media che erano con me di scrivere cosa lasciavano in seconda media, cosa si portavano in terza, e uno di loro, dopo avermi fatto dannare tutto il giorno, ha scritto: “In terza media mi porto questa gita, che per me è stata bellissima, visto che nonostante ci comportiamo male siete riusciti a portarci…”.