Ponte, Salvini parte in tour mentre le indagini avanzano
Le mafie hanno già messo gli occhi sugli appalti del ponte sullo Stretto di Messina? Niente paura, c’è il «tour antimafia» di Matteo Salvini, che oggi sarà a Reggio Calabria e domani a Messina per incontrate «tutti i soggetti coinvolti» nella realizzazione della grande opera che unirà la Sicilia al continente. Ieri, nell’attesa di partire in tour, Salvini ha anche incontrato il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. In questa sede, dice lo spin fatto filtrare dal Mit, il ministro ha «ribadito di voler prevenire e contrastare con la massima determinazione tutte le possibili infiltrazioni criminali».
È QUESTA la replica definitiva del ministro ai rilievi fatti dal Colle la settimana scorsa (che ha cassato un emendamento al decreto infrastrutture che in sostanza aboliva i controlli antimafia, attribuendoli a una futura struttura ad hoc del Viminale) e ai guai che continuano a crescere intorno a un progetto – quello del ponte – che lascia perplessi persino i suoi alleati di governo, non molto intenzionati ad aprire un ennesimo fronte di sicuro scontro. Il problema è che, nel presentare la relazione annuale della Direzione investigativa antimafia, il numero uno Michele Carbone ha già assicurato che i controlli saranno stretti. E cinque procure distrettuali in effetti sono già al lavoro (Catanzaro, Catania, Messina, Reggio Calabria e Milano) con particolare attenzione al capitolo dei terreni in via di espropriazione dove sorgeranno i cantieri. L’ipotesi è che nel giro di appalti e (soprattutto) subappalti possa trovare spazio per infiltrarsi la criminalità organizzata. Un dettaglio che è già emerso dalle pieghe di un’altra storia, quella che portato all’estromissione dalla Direzione nazionale antimafia dell’aggiunto Michele Prestipino, intercettato dalla procura di Caltanissetta mentre raccontava segreti su un’indagine in corso a Gianni De Gennaro – presidente di Eurolink, il consorzio incaricato di realizzare il ponte – e Francesco Gratteri, consulente per la sicurezza di WeBuild, socio di maggioranza del consorzio. Quali erano queste rivelazioni? Secondo gli inquirenti di Caltanissetta (ma il fascicolo sta per passare a Roma) la rivelazione riguarderebbe un’indagine della procura di Milano su un imprenditore siciliano e che a tal proposito si starebbero anche facendo delle intercettazioni. Su Prestipino, infine, c’è anche un procedimento disciplinare in atto, ma la storia è destinata a rimanere priva di finale visto che il magistrato ha annunciato il suo imminente pensionamento.
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SUL VERSANTE parlamentare, in tutto questo, avanza il decreto infrastrutture. Ieri il provvedimento è stato incardinato in commissione alla Camera e si è stabilito che verrà fatta «una settantina» di audizioni. Tra queste, di certo, ci saranno la Dna, la Dia, la Società Stretto di Messina Spa, Trenitalia, Webuild, Ance, Anci, Greenpeace, Ispra, Cgil, Cisl e Uil. L’attesa, in questa sede, è tutta per la riformulazione dell’emendamento sui controlli antimafia, quello respinto dal Quirinale e che Salvini vorrebbe comunque indirizzare a suo favore. L’idea di fondo è di applicare al Ponte le stesse regole che sono state applicata per l’Expo e per le olimpiadi invernali di Milano e Cortina: procedure urgenti, pratiche accelerate. Cosa ci sia di emergenziale nella grande opera dei sogni del leader leghista non è dato sapere, ma, a quanto si apprende, i tecnici del ministero sono al lavoro da giorni per trovare una via d’uscita che sia allo stesso tempo fattibile e potabile per Mattarella, che ha già ampiamente lasciato intendere di essere sensibile al tema.
MA I PROBLEMI del Ponte non riguardano solo le infiltrazioni criminali e la loro prevenzione. Ieri mattina dalla segreteria della Cgil, a firma Pino Gesmundo, è partita una lettera indirizzata alla Commissaria Europea per l’Ambiente Jessika Roswall. «Gentile Commissaria – si legge – , la Cgil desidera sottoporre alla sua attenzione le gravi criticità tecniche, ambientali, normative e sociali connesse all’iter di approvazione del progetto relativo al ‘Collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria’, recentemente trasmesso alla Commissione mediante la relazione Iropi approvata dal Consiglio dei Ministri. Relazione che non soddisfa le condizioni necessarie e sufficienti previste dal diritto comunitario e, pertanto, a nostro avviso, non può costituire base giuridicamente ammissibile per autorizzare l’opera». Furiose le reazioni da destra, con accuse al sindacato di andare contro gli interessi dei lavoratori.