L’uomo bomba
Valerija Popova (Riga, 1996) "Giovanna donna" - olio su tela, cm 80 x 60
di Nino Gussio
Un giovane, tolto dalle sue abitudini, dai suoi interessi e dai suoi affetti e gettato nella guerra come un ordigno contro un suo simile eletto come nemico da coloro
che niente sanno di entrambi ma sono semplicemente presi dalla follia della supremazia. Il giovane, per sopravvivere, dovrà perdere gran parte della sua umanità e, non essendo un professionista della morte, tenta di salvare sé stesso e la residua umanità con l’istinto della sopravvivenza.
Ma nelle guerre moderne il nemico è una astrazione, gli ordigni tecnologici
lo stanano e lo uccidono, non muore un uomo, ma viene eliminato un
impedimento alla forza distruttiva della macchina militare; gli umani sono da supporto all’efficienza dell’ordigno tecnologico e coraggio, fatica e sacrificio non sono determinanti ma utili alla retorica patriottica.
Si uccide e si è uccisi per qualcosa che ci aliena dall’amore di sé e dal rispetto della vita e della dignità dell’altro; in questo contesto la vita e la morte sono entità vacue, espressione della banalità del male.
La guerra ovviamente ha le sue radici nel modo e negli interessi con cui viviamo i periodi di pace e se vuoi la guerra prepara una falsa pace eliminando libertà, dignità, vicinanza solidale.
Oggi è molto facile preparare la guerra a causa di un individualismo di massa che elimina appartenenze e coesione sociale, il riscatto proletario è un ricordo del passato.
Sussistono le lotte per le libertà personali ma non diventano lotta ed emancipazione di classe, sono concessioni, privilegi alle ignare vittime sacrificali per un sistema di potere che disumanizza per mantenere gli imperscrutabili automatismi del controllo planetario.