ATTI UMANI E DISUMANI
Togo - Enzo Migneco (Milano, 1937) "Capo Calavà" - olio su tela, cm 24 x 30
di Nino Gussio -
"Un'ora scarsa di muta disperazione: questa fu l'ultima grazia che ci venne concessa come esseri umani". Così scrive la sudcoreana Han Kang, premio Nobel del 2024, nel romanzo Atti umani. Mi viene alla mente la disperazione dei cittadini gazawi la cui disperazione non è per fortuna muta ma non può essere una grazia concessa dalla barbarie del governo e dell'esercito di Israele prima di essere annientati. I cittadini israeliani farebbero bene a leggere questo romanzo per sentire quale strazio, quale orrore possono inculcare nei cittadini inermi di Gaza le indiscriminate azioni belliche operate dal loro esercito nel territorio palestinese.
Anche gli europei farebbero bene a leggerlo per arrivare a una profonda consapevolezza di come sia aberrante fare della vita umana, sia a Gaza, sia in Ucraina e altrove un ammasso di carne senza nome e senza storia.
Ho letto la prima parte del romanzo come un canto funebre identificandomi nelle vittime, nei sopravvissuti gazawi.
La scrittrice Kang si è ispirata ai fatti realmente accaduti in Corea del sud nel maggio del 1980, dopo il colpo di stato di Chun Doo-hwan il cui esercito ha massacrato e torturato migliaia di giovani.
I modi, le motivazioni sono diversi rispetto a quelli di Netanyahu ma l'orrore le assurdità delle stragi presentano la stessa disumanità che non deve concedere requie alla coscienza di noi tutti come appartenenti alla stessa famiglia umana, specialmente di coloro che ci governano.