“Io vedo” è l’installazione di Francesca Borgia
di Dominga Carrubba - L’Horcynus Festival 2025 tra utopie, distopie ed eutopie in metamorfosi...
Parafrasando il riff di una canzone pop, viene da chiedersi che cosa resterà di questi anni post-pandemia. Perché?
Ancora echeggiano le parole rivolte al mondo, scritte da Papa Francesco all’Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione sul Giubileo della Speranza: «favorire la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza».
Speranza, fiducia, urgenza: tre parole per indicare una realtà non realizzata per mancanza di misericordia, la virtù non legata ad alcun credo religioso o accordo politico per operare.
Forse che per dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi e seppellire i morti - fra le opere di misericordia corporale – è necessario l'intervento di un dettato religioso o politico?
Forse che il vedere bambini con le mani sollevate nel domandare un po' di pane non è sufficiente per cessare il fuoco?
Evidentemente l’era dell’intelligenza artificiale ha talmente anestetizzato l’anima da mettere in discussione il vistocogliocchi horcyniano e dare credito al sentitodire.
Eppure quanti occhi in era social hanno potuto vedere gli effetti di guerre insensate, accumulando persone come fossero macerie?
Sono circa 15 mila i minori uccisi da inizio 2025 secondo l’UNICEF.
Sono più di 15 mila i minori che domandano misericordia.
Affamare significa anche disarmare e portare alla carestia significa anche subire la morte orcaferone.
Gaza, Ucraina, Israele, Africa, Iran sono fra i luoghi di guerra dove fredde strategie interrompono la vita di creature sole nel trovare risposte che non esistono per spiegare distese di dolore, abitate da bozzoli che mai vedranno la luce.
Domani, 11 agosto, in piazzetta S. Antonino, a Novara di Sicilia, avrà luogo il finissage dell’installazione “Io vedo” dell’artista Francesca Borgia nell’ambito dell’Horcynus Festival, con la collaborazione tra l’Amministrazione Comunale e la Fondazione MeSSInA, nel segno di “Utopie, distopie, eutopie” come tematica dell’edizione 2025.
«Passano piccoli bozzoli tra le mie mani e ognuno è diverso, come unico è il bambino che è stato ucciso in guerra […] un involucro bianco che però non si trasformerà in farfalla».
«A Novara di Sicilia ho coperto una superficie lineare di 1,80 x circa 13 di lunghezza – dichiara l’Artista - il materiale adoperato è terracotta bianca, dimensioni variabili
L' estensione diventa relativa e modificabile allo spazio che la ospita.
Fino ad ora ho utilizzato più di 350 kg di argilla ed ho lavorato tutti i giorni da Maggio a Luglio».
Il bozzolo, protagonista dell’installazione, riassume il pensiero dell’Horcynus Festival 2025, presentandosi come “luogo di ricerca di metamorfosi possibili, dunque, verso un futuro più bello e possibile, appunto eutopico, per sfuggire alle distopie di un domani che a volte appare ineluttabile. E senza rifugiarsi nella ricerca di utopie ideologiche, magari disumane, e certamente impossibili.”
L’arte persiste nel difendere la bellezza della vita, diversamente dai governanti che sembrano avere dimenticato quanto la vita sia un fragile bozzolo da custodire per aprirsi al futuro.