“Aria” e “Libera” alla Mostra del Cinema di Venezia

Barbara Sirotti calca il red carpet e lancia un messaggio contro la violenza di genere...

“Aria” e “Libera” alla Mostra del Cinema di Venezia

Red carpet l’1 settembre scorso alla Mostra del Cinema di Venezia per l’attrice Barbara Sirotti, che ha dato un segnale forte contro la violenza di genere. Vestita dalla stilista Eleonora Lastrucci, l’artista riminese ha calcato la celebre passerella del Palazzo del Cinema con un messaggio impresso in rosso sulla mano sinistra, “Stop Violence”, che ha suscitato grande attenzione di fotografi e pubblico.

Un gesto fortemente simbolico sulla necessità di una maggiore presa di coscienza, a conclusione di una giornata che ha visto Sirotti protagonista durante la mattinata dell’incontro-dibattito “”Aria” e “Libera” - La violenza di genere tra realismo e distopia”, nei locali dell’Italian Pavilion presso la Sala Tropicana 2 dell’Hotel Excelsior Venice, proprio a due passi dal Palazzo del Cinema.

Condotto dal giornalista messinese Marco Bonardelli, il dibattito ha preso spunto dalla proiezione di due cortometraggi scritti ed interpretati dall’attrice con la regia di Brace Beltempo, premiati in diversi festival nazionali ed internazionali.

Assieme a Sirotti, lo psicoterapeuta Tony Bellucci, esperto in relazioni tossiche, e la doppiatrice Benedetta Degli Innocenti, voce italiana di Lady Gaga, che assieme ai colleghi Luca Ward, Francesco Pannofino ed Alex Poli ha partecipato ai film, dando voce alla sofferenza della protagonista intrappolata nelle dinamiche di un amore malato.

I due corti, infatti, come ha sottolineato Bonardelli, risultano complementari nel far rivivere i passaggi di una storia di progressiva sottomissione e rinascita.

Dalle scene dark di “Aria”, che mostra le crescenti violenze psicologiche e fisiche, in cui la donna vive una realtà distopica, dai contorni sfumati e in cui tutto risuona come una minaccia, si approda in “Libera” a nuove forme di consapevolezza che passano anche attraverso la psicoterapia per costruire la rinascita. “Dormivo accanto all’uomo che credevo mi amasse - ha detto l’attrice - ma che giorno dopo giorno ha cominciato ad umiliarmi, sottomettermi, disprezzarmi, sino a farmi dubitare della mia stessa lucidità”.

Uno stato di obnubilazione indotta, quindi, un processo di mortificazione dell’Io che parte dal contenuto di “Aria”, titolo emblematico della sensazione di soffocamento vissuta dalla donna, ma anche di ciò che è realmente accaduto (”Stavo per morire strangolata”).

Entrambi i lavori mostrano infatti la protagonista immersa in una realtà parallela ove gli eventi si collegano seguendo una logica emotiva, non razionale, e i piani del racconto si alternano in un tempo sospeso come quello del post lockdown.

Ma uscire dalla violenza si può, col giusto sostegno sociale e terapeutico. Il corto ”Libera” è in parte la cronaca dell’iter che porta a restituire alla vittima dignità e libertà di scrivere nuovi capitoli della sua vita.

Lo psicoterapeuta Tony Bellucci, intervenendo, ha offerto un quadro scientifico di ciò che accade in una relazione violenta, e ha parlato di “gioco perverso” dell’aggressore, spesso un narcisista patologico abile nel trascinare progressivamente la vittima entro una dialettica di dolore/amore, nel senso che svaluta il suo valore, per porsi subito dopo come suo salvatore, in un crescendo di umiliazioni e successive azioni salvifiche. E lei, da buona crocerossina, di volta in volta lo perdona e lo accoglie spinta da un bisogno d’amore che la spinge a credere in un cambiamento che non avverrà mai. Come purtroppo accade a tante donne cui non è riservato lo stesso lieto fine.