Il vecchio uomo, dedito alla violenza, non ha intenzione di deporre le armi
Marco Novati (Venezia 1895 - Venezia 1975) "Suonatore" - olio su tavola, cm 30 x 40
di Nino Gussio -
Il futuro ha sempre ragione e non bussa scrive Concita De Gregorio sul quotidiano la Repubblica del 10-11-2025 volendo probabilmente dire che prospettare un futuro è forza vitale che appartiene alle nuove generazioni e, non potendo aspettare per l’impeto dell’esistenza che cerca nuove forme per progredire, non bussa. Ma l’esperienza ci dice che il passato irrompe nel presente con i suoi mali endemici e altera tutte le relazioni e nel tempo della globalità tutto deflagra contemporaneamente nel mondo mettendo in crisi la morale, gli assetti sociali, istituzionali, le strategie politico-economiche internazionali.
Chi, almeno nell'Europa occidentale, ha previsto e temuto che il quasi secolare conflitto israelo-palestinese, lasciato a se stesso, sarebbe sfociato in un genocidio ovviamente a scapito dei palestinesi di Gaza? Chi ha pensato che il fortunoso novecentesco equilibrio del terrore nucleare negli anni duemila si sarebbe trasformato in una seria, più volte ventilata minaccia di annientamento mondiale? Chi nel passato non ha sperato “delle magnifiche sorti progressive” di tutta l’umanità sicuro che nel luminoso duemila la fame nel mondo e tutte le deprivazioni sarebbero se non scomparse almeno sarebbero state fortemente lenite?
Ma oggi nel periodo più opulento della storia umana la ricchezza si è concentrata ancora più in poche mani e la povertà domina la vita di miliardi di persone in esubero secondo le logiche razziste e mercantilistiche. Chi ha osato e osa mettere in crisi la voracità incontrollata del profitto per tutelare gli habitat planetari e la vita, la salute dei cittadini? Il futuro ha sempre ragione se non rimane utopia del bene universale, se bussa con la gentilezza della pace, del rispetto umano, della libertà dei singoli e dei popoli, se fin da adesso ci impegniamo a togliere la zavorra del nazionalismo sovranista, dei vecchi e nuovi fascismi.
Ma la porta del presente è restia al futuro che bussa per far entrare una nuova aria che elimini la cappa di precarietà esistenziale, i terrori, le carneficine dei conflitti attuali, assomiglia al valico di Rafah chiuso per arbitrio militare per non far entrare nella martoriata Gaza i mezzi e la speranza per una esistenza che sia emancipata dalla devastazione e dallo sterminio.
Perché il futuro sia tempo di un nuovo modo di stare al mondo il passato ha molto da offrire, basterebbe che questo presente, oscuro e tumultuoso, rivaluti e affermi con assoluta determinazione i valori etici dell’umanesimo laico e religioso (l'amore per il bene della vita, per l’umana dignità, per la bellezza del creato che è nel cuore e nella mente della nostra specie da parecchie migliaia di anni).
Il vecchio uomo dedito alla violenza, all'oppressione, alla rapina, all’esclusione, è alquanto coriaceo, non ha intenzione di cedere le armi e il potere. Ma il giovane Mamdani ci sorprende, è eletto sindaco di New York dichiarandosi anti Trump e programmando un rinnovato modo di fare politica e economia basato sui bisogni, sui diritti delle persone senza pregiudizi razziali, senza disparità economiche escludenti etc; viene accolto con l'entusiasmo di tanti cittadini del mondo che non vogliono rassegnarsi alla violenza di un ordine sociale economico, politico arrogante che perpetua i mali di sempre per non riconoscere la sua crisi e l’inevitabile tramonto. La storia dovrebbe insegnarci che le crisi e i tramonti dei poteri sono sempre pagati dai popoli non avveduti, ora il costo sarebbe troppo alto per la civiltà della pace, dei diritti, della vita stessa sul pianeta dati le apocalittiche capacità militari delle super potenze in lotta per accaparrarsi l’egemonia mondiale, ciecamente interessati solo allo sviluppo dei rispettivi PIL, degli strumenti tecnologici e non al progresso umano, alla tutela della dimora terrestre.
Mamdani, Greta Thunberg, i milioni di giovani che hanno manifestato contro l'eccidio e la devastazione di Gaza, contro tutte le guerre sono il futuro che bussa alla porta del presente ma se non siamo noi ad aprire le porte saranno speranze, possibilità che non avranno seguito, poche rondini che non faranno primavera e l'inverno del nostro scontento faranno gioire i Putin, i Trump, i Netanyahu presenti e futuri.