Non è saggio diventare nichilisti

Calogero Salemi (Racalmuto, 1966) "Squarci di giallo" 2025 - tecnica mista su tela, cm 40 x 40

Calogero Salemi (Racalmuto, 1966) "Squarci di giallo" 2025 - tecnica mista su tela, cm 40 x 40

di Nino Gussio -

Non è saggio diventare nichilisti se non si trova il bandolo della matassa dell'esistenza a cui il caso, o la provvidenza ci hanno consegnato.

La morte, dice Sartre, muta in destino la casualità della vita. Ma noi non siamo agiti dal caso, né dalla morte, possiamo essere con le nostre risorse umane provvidenziali a noi stessi. Non siamo mai del tutto coartati, condizionati dall'ambiente sociale, dalle istituzioni.

La nostra peculiarità esistenziale ci induce a dover scegliere la parte che vogliamo recitare per esprimere una verità che ci dia senso e autenticità; amare, capire, contemplare sono buone motivazioni per stare sulla scena fino a morire degnamente.

Inaridire se stessi, perché i modi d'essere, non hanno trovato i giusti toni, una degna accoglienza, non è una buona ragione, se siamo capaci di credere che le possibilità non sono illusioni ma progetti da attuare di qualcosa che è oltre noi e per questo dinamicamente vitali. Lo sdegno per le grettezze del mondo non escludono i sorrisi per la bellezza cercata e inaspettatamente trovata.

Anche sul letto della sofferenza, della morte siamo quello che abbiamo vissuto, donato, più della somma dei nostri organi, se abbiamo calcato le scene della vita in modo desiderante e sagace per partecipare al bene, alla bellezza del mondo.

Il nemico non è la morte, bisogna ribellarsi contro tutto ciò che ci disumanizza sottraendoci il valore della nostra unicità. Il nichilismo non può essere l'orizzonte esistenziale, facciamo esperienza anche di ciò che a noi appare invisibile. Anche se non siamo capaci di fare esperienza della presenza di Dio, è probabile o certo che Lui sa di noi.