Il Circo Davos e il clown suprematista
Massimo Leandri (Mestre, 1970) "Senza titolo" 2023 - T.m. su tela, cm 30 x 30 x 4
di Nino Gussio -
Il circo della politica e dell'economia internazionali si è trasferito a Davos. Lo spettacolo è stato vario e pieno di sorprendenti colpi di scena ma non è finito con il classico tiro di torte in faccia.
Il super clown bianco statunitense è convinto che per avere successo deve apparire truce, capace dei più incredibili sfracelli e pretende di occupare tutta la scena. Minaccia di avere una quantità esorbitante di torte nucleari che non usa perché vuole meritarsi il premio Nobel per la pace; odia le guerre altrui, non le proprie. Odia anche i poveri, gli emarginati perché non sono disposti a pagare il biglietto e perché non trovano divertente il suo truce spettacolo. Vorrebbe che nessun clown bianco potesse essere suo concorrente, solo lui, il supremo e spesso chiama Dio, che è da lui, per la sua incontenibile egolatria, considerato come un collega, a testimoniare la sua geniale unicità.
Ma lo spettacolo è continuo, Davos è solo una tappa, senza requie si esibisce a Mar a lago, a Washington, sua dipendence e in ogni parte del mondo. Le sue stupefacenti, aggressive performance sono rivolte soprattutto, contro i poveri, spenti clown europei che subiscono, digrignando i denti, per calcolo e per inanità perché è lui il capo bastone che detiene il monopolio e l'inventiva.
Non teme concorrenti tranne il clown bianco cinese che attende impassibile per rubargli la scena e i proventi. Ma vuole comunque con se un altro clown bianco, almeno efferato quanto lui, pronto a tutto e mettendo da canto il troppo sfruttato Netanyahu invita Putin ad essere il suo comprimario. In tal modo il circo occuperà lo spazio sia ad occidente che ad oriente e gran parte dell'umanità sarà a un tempo oggetto del nuovo granguignol e pubblico plaudente. Il circo sarà chiamato Trumputin.