“Belli/e”, pluripremiato brano della cantautrice e violoncellista Diletta Fosso – Intervista

di Dominga Carrubba - Al secondo posto a NYCanta 2025 è adesso disponibile in digitale...

“Belli/e”, pluripremiato brano della cantautrice e violoncellista Diletta Fosso – Intervista

Che luce il suo make up, il gloss che domina sul blush […]

Ecco l’incipit del brano “Belli/e” (etichetta Giotto – produzione Marco Barusso) della cantautrice e violoncellista Diletta Fosso, secondo classificato al NYCanta 2025 e vincitore di menzione d'onore "Testo Young – Eccellenza Giovane Autore" alla 30esima edizione del Premio Lunezia.

Il testo è trasversale, immediato e riflessivo nel porgere una domanda tanto semplice quanto disarmante:

Si deve essere belli/e per chi?

Belli/e per sé stessi, plasmando l’autostima? Oppure per gli altri, costruendo la propria immagine?

Se solo si recuperasse il valore della bellezza, allora si potrebbe di nuovo apprezzare la verità del “profumo della terra quando piove”.

Forse sembra strano l’accostamento fra la bellezza esteriore e la riscoperta delle bellezze naturali? Proprio questa immagine riassume l’appropriato esperimento compositivo della nostra musicista nel consegnare alle corde del suo violoncello - da lei chiamato Alfred – una forza emotiva di sfondo a nota contro nota, anticipando alle parole i pensieri sulla vanità di like, selfie, click per ogni outfit costruito e, pertanto, poco utile alla crescita della personalità, nonché liquido, sovrapponibile a tanti altri sui social.

Diletta Fosso con la musica e le parole di Belli/e lancia un appello intergenerazionale per gli adulti che siano punto di riferimento e per i coetanei che abbiano rispetto di sé stessi nel riconoscere il valore dell’autenticità e dell’unicità, non massificando la propria identità quasi fosse un prodotto da vetrina.

 Belli/e è caratterizzato da un contrappunto pungente nel testo e contemporaneo, performante e duttile nella musica, conquistando pubblico e giurie della manifestazione statunitense NYCanta (presieduta da Marino Bartoletti e composta da Iva Zanicchi, Roby Facchinetti, Giusy Ferreri, Gaetano Curreri e Renato Tanchis (Warner Music Italia), del Premio Lunezia e del Premio Musica Oltre Ogni Confine, assegnato dalla Comunità Radiotelevisiva Italofona durante la conferenza stampa della kermesse newyorkese.

"[…] Guardare davvero una persona è più faticoso, perché ti obbliga a ..."

Intervista  

“[…] se son filtri fioriranno!” La tua giovane età porta a crescere dentro la cultura dell’indifferenza, degli ultimi e dello scarto in contraddittorio con la finzione imbellettata. Secondo te, quali filtri etici possono coprire quella forma di malessere che impedisce di “vedere una persona” ma di seguire “il trend del giorno”?

“Se son filtri fioriranno” prende in giro quella sensazione di non sentirti mai abbastanza. Sono cresciuta dentro questo paradosso: da una parte la vita vera, dall’altra il feed perfetto, tutto make up e artificiosità. Io cerco sempre di ricordarmi di alzare lo sguardo dal telefono, scendere in strada, andare al mercato con le calze spaiate, stare in mezzo “alle voci del quartiere”, perché c’è chi magari non sta al centro del feed ma ha un’anima gigante.

Seguire “il trend del giorno” è facilissimo, basta copiare. Guardare davvero una persona è più faticoso, perché ti obbliga a mettere in pausa l’ego e l’algoritmo. Per me educazione, empatia e consapevolezza sono i veri filtri buoni, ti proteggono dal cinismo molto più di qualsiasi effetto bellezza.

 Com′è che leggi i miei riflessi senza schemi e compromessi”. Gli schemi ingabbiano e i compromessi talora chiudono le ali, ma nella tua canzone si legge di “un bel libro sul più bello ti commuove”. Un libro può ancora avere la forza di fare sognare ad occhi aperti, sebbene perversi un linguaggio costellato da like rispetto ad un outfit che tralascia il benessere dell’anima?

 “Com’è che leggi i miei riflessi senza schemi e compromessi” è una delle frasi a cui tengo di più, perché parla di quello sguardo raro che non ti giudica per come appari, ma per come sei, anche quando sei spettinata, stanca, incerta.

“Come un bel libro sul più bello ti commuove” ... Credo tantissimo nella forza delle storie. Un libro ti obbliga a fare una cosa che sembra quasi vintage: fermarti. Entri in un mondo fuori dal tempo e dallo spazio. Per me sì, un libro può farti sognare ad occhi aperti, perché è l’opposto della vetrina dove contano solo i numeri e il vestito giusto. In “Belli/e” gioco con l’inglese dei feed e lo faccio scontrare con immagini vissute, come la musica che scende e poi risale o l’azzurro dopo il temporale. È il mio modo di dire che possiamo vivere dentro questo presente iperconnesso senza perdere per strada il benessere dell’anima.

E lei guardava fuori, non voleva più ascoltare […]” Perché non voleva più ascoltare? Forse perché preferiva dedicarsi alle voci del quartiere digitale?  Oppure perché consapevole che la bellezza costruita con mille like ha la consistenza di un click e la solitudine come conseguenza?

 Ci sono momenti in cui hai talmente tanto rumore addosso che non vuoi più ascoltare. Quella ragazza l’ho immaginata così: cerca un punto fermo che non sia un like. Guarda fuori dalla finestra e vede l’immagine di una bellezza che non deve dimostrare niente a nessuno.

Smette di ascoltare perché ha capito che certi messaggi tipo “devi essere così” non meritano più spazio. È come se dicesse: ok, adesso basta. La solitudine arriva perché confondiamo attenzione e amore: l’attenzione può essere superficiale, l’amore no, ti lascia brillare con tutti i tuoi difetti. E c’è una bella differenza!

 Forse affidare la bellezza del volto ai concetti di how to oppure body positivity non sempre coincide con la consapevolezza di sé stessi che può spesso trasformarsi in bellezza interiore.