A Niscemi la frana avanza veloce. Addio alle case: «Viene giù tutto»
di Linda Chiaramonte -
«L’intera collina sta crollando», dice sconsolato Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile nazionale, terminato il sopralluogo in elicottero che ha fatto ieri mattina per monitorare la frana di Niscemi, il comune nisseno di circa trentamila abitanti, interessato dal grave smottamento iniziato domenica pomeriggio. Anche il presidente della regione Renato Schifani raggiunge il comune per fare il punto della situazione, mentre la segretaria del partito democratico Elly Schlein ha visitato il paese insieme ai comuni colpiti dal ciclone Harry e a proposito dei cento milioni stanziati dal governo ha detto che sono insufficienti. Per poi proporre di «dirottare immediatamente un miliardo che era stato messo sul progetto del ponte di Messina per il 2026, che chiaramente non potrà essere usato per effetto dello stop della Corte dei Conti. Perché non darlo immediatamente in disponibilità a questi territori, a queste comunità per dare subito un segnale?».
La frana avanza, Ciciliano ha aggiunto che è ancora attiva e la situazione critica «ci sono delle case prospicienti sul coronamento della frana che ovviamente non potranno più essere popolate, quindi è necessario ragionare insieme al sindaco su una delocalizzazione definitiva di queste famiglie». Sono circa millecinquecento finora gli sfollati lungo un’ampia zona rossa che si estende dal quartiere centrale di Sante croci, fra i più colpiti con diversi crolli di case e abitazioni pericolanti o a rischio che sono state evacuate, fin verso la provinciale che collega il comune a Vittoria. Mentre sono poco più di una trentina gli abitanti ospitati nel palazzetto dello sport allestito con brande e servizi, la maggior parte è andata a casa di parenti o nelle seconde case. Da ieri sera è stata attivata una mensa pubblica.
Tra quanti hanno perso la casa ci sono anche Benedetta e il suo compagno Toni. «La nostra è stata la prima casa a crollare nella zona di Sante croci, verso le 14 di domenica», racconta Benedetta, «eravamo a pranzo dai nostri genitori, ci ha avvisati il vicino che ha sentito scricchiolare il terreno, la strada si muoveva e si è creata una crepa. In poco tempo la casa era sventrata, quando siamo arrivati abbiamo visto i muri già caduti, l’abbiamo vista poi solo nei video. Era la mia prima casa, comprata con i sacrifici del lavoro. Ora anche la nostra pizzeria è in zona rossa, è vicina a una voragine, abbiamo la faglia alle spalle. Siamo fuori dai giochi sia abitativi che lavorativi».
Benedetta e Toni si sono trasferiti in un’altra abitazione, senza poter recuperare nulla dalla loro casa crollata. Ieri sera tutta la comunità si è riunita in chiesa per un momento di preghiera davanti al quadro della Madonna del Bosco protettrice di Niscemi che secondo la credenza ha fermato il terremoto del 1693 e per questo è stata invocata dai cittadini per fermare la frana. La Chiesa Madre in cui si è svolta la funzione alla presenza del vescovo, nella piazza del paese, ora diventata un parcheggio di tutti i mezzi di soccorso e luogo di incontro, è di fronte al quartiere che in parte è crollato. Sante croci era stato già gravemente danneggiato dalla frana del 1997.
Nei prossimi giorni il sindaco Masimiliano Conti, che al momento sta adottando una linea cauta, dovrebbe firmare un’ordinanza sulla zona rossa e le case da evacuare o demolire. Il procuratore di Gela Salvatore Vella dopo un incontro con il primo cittadino e le forze dell’ordine ha espresso timori per l’ordine pubblico: «È un momento di preoccupazione. La zona da monitorare è molto grande e le forze attualmente sono esigue. Servono più uomini per vigilare sulla zona rossa. Abbiamo fatto un sopralluogo per comprendere l’attività di monitoraggio, per verificare i rischi di sciacallaggio e se i varchi sono ben monitorati».
Ieri un piccolo gruppo di cittadini, esasperati, si è riunito davanti al municipio per inscenare una protesta. Il presidente Schifani ha assicurato che la Regione farà «un piano per ricollocare in alloggi nuovi o in altri già realizzati chi non potrà più rientrare». Il contributo di autonoma sistemazione (Cas) destinato alle famiglie rimaste fuori casa prevede 400 euro a nucleo più 100 euro per ogni componente fino a un massimo di 900 euro al mese. Ma è ancora presto per completare la documentazione di assistenza che spetterà a chiunque è stato sfollato. E così chi è stato evacuato precauzionalmente al momento ha solo una triste incombenza. Può registrarsi e fare richiesta in comune per accedere alla propria abitazione accompagnato dai vigili del fuoco e recuperare almeno qualche effetto personale.