il filo rosso che unisce impunità erariale e riforma della magistratura
di Angelo Perrone -
Mentre l’opinione pubblica è distratta dal dibattito sulla separazione delle carriere, un intervento normativo fulmineo sulla Corte dei Conti svela la strategia: indebolire gli organi di controllo. Non si tratta solo di un regalo ai predatori del denaro pubblico, ma di un test generale per capire quanto il Paese sia disposto a tollerare lo smantellamento dello Stato di diritto. La posta in gioco, ora, è la sopravvivenza stessa della democrazia.
Il "blitz": l’illegalità come affare conveniente
Approfittando del clima festivo, il governo ha introdotto una norma che limita il risarcimento per danno erariale al 30%. Tradotto: chi ruba un milione di euro allo Stato ne restituisce solo trecentomila, mentre il restante 70% diventa un "premio di impunità" pagato dai cittadini onesti. Ma ridurre la questione a una mera perdita economica sarebbe un errore. Questo non è un semplice "sconto" ai corrotti: è un segnale politico, un avvertimento. Un messaggio chiaro: il controllo sulla legalità è diventato un ostacolo da rimuovere. Un disegno unico: disarmare chi controlla il potere
C’è un filo conduttore che lega questo intervento alla riforma della magistratura ordinaria. Mentre la Costituzione impone tempi lunghi per le modifiche strutturali, il governo ha usato la legge ordinaria per riformare la Corte dei Conti, trasformandola in un laboratorio sperimentale. L’obiettivo è lo stesso per tutte le toghe:
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Creare zone d’ombra dove la legalità è in pericolo.
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Limitare l’indipendenza dei giudici, rendendoli più vulnerabili alle pressioni politiche.
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Ostacolare i controllori nel chiedere conto ai controllati.
Non è una riforma: è la minaccia alla funzione di garanzia.
Dalla responsabilità al privilegio: quando l’illegalità diventa un rischio calcolato
Sminuire il principio di responsabilità individuale trasforma l’illecito in un costo accettabile. Se la magistratura non può più perseguire l’intero danno, l’azione penale e contabile perde ogni valore deterrente e si riduce a una tassa sul malaffare. Il messaggio è chiaro: "Lo Stato non vi chiederà più il conto. Anzi, vi conviene approfittarne."
Verso il referendum: l’ultima trincea per la democrazia
Questa riforma non è un episodio isolato, ma il primo passo di una ridefinizione degli equilibri istituzionali. Colpire la Corte dei Conti oggi serve a preparare il terreno per depotenziare domani il CSM e l’indipendenza dei Pubblici Ministeri.
Difendere l’integrità della Corte significa difendere un principio fondamentale: la Legge deve essere superiore al Potere. Senza sanzioni integrali e giudici autonomi, la democrazia si trasforma in un sistema dove la discrezionalità politica prevale sulla legalità.
Il prossimo referendum non sarà un voto tecnico. Sarà una scelta tra due visioni:
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Uno Stato che garantisce giustizia e uguaglianza.
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Uno Stato che regala impunità e si arrende all’illegalità.