Un ponte da Catania a Brindisi
C’è chi considera il Ponte sullo Stretto un’opera imprescindibile, nonostante il rischio sismico dell’area, l’impatto ambientale su zone protette e i dubbi sulla sua reale utilità economica. Ma quella che dovrebbe essere l’infrastruttura più imponente della storia repubblicana rischia di restare confinata tra progetti e buchi dei bilanci pubblici. Intanto, qualcuno sembra guardare ancora più in alto: immaginare un ponte capace di collegare, senza neppure un metro di asfalto, la periferia di Catania con quella di Brindisi.
Quel ponte di relazioni sociali di oltre cinquecento chilometri è un’immagine che rappresenta bene oggi la nascente rete nazionale delle scuole aperte partecipate. Come raccontato su Territori Educativi, in novembre più di cento persone – tra genitori, studenti, insegnanti, dirigenti scolastici, operatori di associazioni – si sono ritrovate a Roma per discutere di uno spazio accogliente che alimenti le esperienze delle scuole partecipate nate negli ultimi anni in molte città grazie al progetto “Scuole aperte partecipate in rete”, di cui il MoVI è stato capofila dal 2000 al 2025 (Il futuro delle scuole aperte partecipate). C’è molto da pensare su come rendere la rete al tempo stesso agile e solida per essere in grado di favorire occasioni di scambio e di formazione, per promuovere iniziative comuni, per accompagnare la nascita di altre scuole aperte, per rafforzare il dialogo con le istituzioni e con realtà sociali e culturali. È un cammino interessante e complesso che prende forma poco a poco, ora che il progetto è concluso, attraverso due direttrici principali: il supporto della rete Movi, messo comunque a disposizione per proteggere lo straordinario patrimonio di esperienze emerse) e le iniziative che dal basso nascono tra territori diversi, ad esempio tra i quartieri popolari di Librino di Catania e Sant’Elia di Brindisi, dove le scuole aperte sono già un riferimento fondamentale. A fine maggio, un gruppo di quaranta bambini e bambine dell’IC Rita Atria di Catania, insieme a una quindicina tra insegnanti e genitori, saranno accolti dall’IC Sant’Elia/Commenda di Brindisi, durante il palio urbano di Sant’Elia. Intorno ai due istituti sono infatti nate due associazioni genitori (a Catania, il passaggio formale sarà fatto nei prossimo giorni) che gestiscono alcuni spazi e attività negli orari extrascolastici insieme a molti attori sociali dei due territori.
Anche l’esperienza della scuola partecipata nata ad Andria, ormai divenuta un punto di riferimento della vita cittadina e protagonista persino del carnevale cittadino, ha annunciato la propria partecipazione al palio. Chissà, l’appuntamento in primavera a Brindisi potrebbe essere davvero una prima occasione importante per la nascente rete nazionale delle scuole aperte partecipate per organizzare una giornata di scambio. Un contesto particolarmente favorevole, quello brindisino, dove l’associazione dei genitori opera all’interno di un vivace fermento sociale, alimentato anche dal percorso avviato dalla cooperativa Legami di comunità, che coinvolge oltre quattrocento tra cittadini, associazioni e parrocchie del quartiere Sant’Elia. Un dinamismo intercettato anche dalla nuova amministrazione regionale pugliese, che pare sia pronta ad approfondire queste esperienze per sostenere e favorire nuovi modelli di partecipazione.
Intanto, tra le istituzioni che si sono già mosse più o meno su questi temi – grazie anche al progetto Scuole aperte partecipate – ci sono anche le amministrazioni comunali di Roma, Bergamo, Milano e Bologna: il 26 febbraio promuovono un appuntamento a Roma per che condividere strategie e pratiche sviluppate per favorire l’apertura delle scuole oltre l’orario curricolare. Come noto ai lettori di queste pagine, le esperienze delle scuole partecipate vanno molto oltre l’apertura (Una scuola aperta non basta), ma non c’è dubbio che questo resta un terreno prezioso di reciproco ascolto e collaborazione. A Livorno, invece, è l’amministrazione provinciale che potrebbe firmare per la prima volta insieme a più scuole un Patto di collaborazione – grazie a un paziente percorso portato avanti dall’associazione Vivi Cecioni (legata al liceo Cecioni) – per favorire la presa in cura di giardini e di altri spazi scolastici dopo il suono della campanella. L’interlocutore amministrativo dei ragazzi e delle ragazze del “collettivo” Sindacato R. Margherita di Palermo è invece la Città metropolitana: nelle prossime settimane, dopo estenuanti tira e molla con scuola e amministrazione metropolitana, gli studenti e le studentesse potranno accedere al nuovo spazio da loro autogestito (leggi anche Una stanza tutta per noi), per dimostrare che anche le scuole superiori possono vivere l’esperienza della scuola aperta partecipata, come hanno raccontato in dicembre alle 180 associazioni che hanno promosso gli “Stati Generali per l’infanzia, l’adolescenza e le Politiche Giovanili” della città.
Di sicuro, in molte città, le esperienze delle scuole partecipate continuano in tanti modi diversi a costruire relazioni di fiducia e ad accompagnare bambini e bambine, ragazzi e ragazze a sentirsi parte di una comunità educante. A Torino come a Foggia, non mancano le scuole che in queste settimane stanno scegliendo di accogliere queste esperienze. Che sia essenziale continuare a camminare insieme lo sanno bene non solo in Sicilia e Puglia: proprio tra le due regioni, le esperienze delle scuole partecipate di Cosenza, Gioiosa Ionica, Rossano, a cui si sta affiancando Scalea – dove sui temi del contrasto alla povertà educativa da anni è attivissimo il Punto Luce di Save the Children, gestito dall’Associazione Gianfrancesco Serio – sono pronte a promuovere alcuni momenti di confronto.
Il lavoro di rete è dunque già una realtà, portata avanti in modo spontaneo e con forte convinzione, pur tra difficoltà e opportunità. A raccontarlo da tempo è la rete cittadina delle Scuole aperte e partecipate di Roma, affiancata più recentemente dall’esperienza analoga nata a Milano. In molti territori emerge infatti con forza il bisogno di non restare soli in una fase segnata da dure crisi internazionali e da un dibattito pubblico che, quando parla di scuola, troppo spesso lo fa solo in chiave securitaria, riducendola a un luogo da presidiare con metal detector. “Non possiamo lasciare le scuole da sole – dice Melita Cristaldi, vicepreside dell’IC Rita Atria di Catania – Il progetto Scuole aperte partecipate ha sostenuto per cinque anni un processo e non alcune attività. Ora dobbiamo trovare i modi per prenderci cura insieme di quel processo”.