L’età del caos
Fausto Maria Liberatore (Lucca, 17 dicembre 1922 – Lido di Camaiore, 22 marzo 2004) "Senza titolo" olio su tela, cm 60 x 60
di Nino Gussio -
L'umanità possiede una coscienza morale in grado di differenziare il bene dal male a prescindere dall'elemento personale?
Riesce a sentirsi appartenente alla stessa famiglia per agire in modo solidale e per emanciparsi dall'atavica ferocia per non essere lupo di se stessa? Sa progredire secondo una visione esistenziale che mette al centro la persona da cui far diramare tutte le relazioni interpersonali, sociali e le conseguenti istituzioni? Fino a qualche tempo fa le risposte, almeno per gli ottimisti, erano positive, Il progresso civile sembrava un processo di liberazione da tutte le imposture, da tutte le oppressioni, da tutte le ingiustizie del passato e del presente; l'uomo nuovo tanto sognato avrebbe dovuto essere l'uomo liberato dalla istintiva ferenità, dalla cecità dell'ignoranza, dal pregiudizio razziale, dall'arbitrio escludente secondo lo status e il sesso.
Ma a tutt’oggi questa civiltà non ci ha emancipato dai nostri mali, lo sviluppo economico, tecnico-scientifico non ci ha fatto progredire umanamente, siamo ancora l'homo della clava e della fionda ma con una incomparabile capacità distruttiva e mancando di fede, di speranza e di carità ci sentiamo senza prospettive e di vivere nell'età del caos.
La conoscenza, dominata dalla tecnologia non ci migliora moralmente, la convenienza, il profitto appiattiscono il valore della persona e subordinano la bellezza, che è luce del creato, all'apparenza del vuoto estetismo della moda.
L'Umanesimo è in crisi, non vi è una elite morale e intellettuale universalmente riconosciuta che ci sia da guida. Siamo alla mercé di un sistema politico -economico che retoricamente usa gli universali valori umanisti per nascondere la volontà di potenza, attuata con feroce violenza e con mezzi di sofisticata letalità.
L'attuale caos è generato dalla follia allucinatoria che mette assieme le paure, le crudeltà, gli egoismi,bil bisogno di un'esistenza più sicura che sono gestiti e controllati da poteri autoreferenti e in perenne competizione. Le guerre sono l'espressione aberrante del consumismo globale, si investono risorse prodotte dal lavoro e dalla natura per aumentare i profitti distruggendo vite e ambiente e per differenziare le offerte speculative delle borse internazionali che regolano in modo insindacabile anche le economie domestiche.
Si dice con cinica banalità che nelle guerre la prima vittima sia la verità ma per fare la guerra bisogna prima uccidere la verità della inviolabilità della vita, della dignità della persona, della sacrale creaturalità; la politica e l'economia sono in quest'opera i più strenui malfattori. Pace, giustizia e solidarietà dovrebbero dare base e indirizzo alle nostre democrazie che sono gestite in modo solo nominale perché sono sempre pronte a manomettere i fondanti principi costituzionali. Lo straniamento che deriva da questa situazione ci fa esuli, perché precari, minacciati nel presente, profughi perché davanti abbiamo un oscuro futuro.
Non siamo noi la pietra angolare del potere, dobbiamo meritare con il consenso acritico del loro operare il diritto di essere rispettati cittadini del mondo altrimenti rischiamo di essere cittadini abusivi, non conformi alle loro volontà di egemonia concentrazionaria.
Siamo in pieno caos, dobbiamo cercare una via di uscita recuperando i valori dell'Umanesimo laico e religioso. Bisogna essere animosi ma senza odio, è necessario scegliere la ribellione per riaffermare il primato della persona, protagonista del suo destino.
Bisogna perdonare e amare per essere amati e perdonati ma come possiamo amare e perdonare quei potenti che preparano l'ecatombe nucleare, che rimettono nel nostro spazio vitale la disumanizzazione del genocidio? Dopo Gaza martoriata e annichilita ora tocca all'Iran e di nuovo al Libano subire l'infamia e lo strazio della guerra ma noi occidentali siamo più preoccupati del petrolio versato causa i bombardamenti e non del sangue degli inermi che si perde nell'immane follìa bellica.
Dovevamo suturare le ferite delle precedenti guerre, chiudere quelle ancora aperte della guerra ucraina e siamo invece ancora ad aprire altre ferite affinché l’istintivo amore per la vita sia sempre più esangue.