L’opinione di Humpty Dumpty

L’opinione di Humpty Dumpty

26 novembre 2024, ore 13,39

[…] Caro Leonardo, certamente il tuo amico Logos conosce Günther Anders. Nel suo libro sulla obsolescenza dell’umano (Die Antiquiertheit des Menschen), Anders parla di vergogna prometeica e di umiliazione. L’uomo leonardesco (parlo del tuo omonimo toscano che fu tra i primi a riconoscere la superiorità funzionale della macchina, ma fu anche capace di dipingere la malinconia sulle labbra delle sue madonne), moderno Prometeo, ha creato macchine che sono più potenti del loro creatore. Ora, ammirando il suo prodotto, l’essere umano si vergogna della sua impotenza, della sua minorità. Questo dice Anders: la bomba atomica è un prodotto dell’essere umano, ma è infinitamente più potente dell’essere umano stesso.

Pensiamo alla più diffusa delle applicazioni della cosiddetta intelligenza artificiale, sempre che Logos non si offenda: penso all’applicazione militare, penso alla macchina che uccide, il drone armato, guidato da programmi capaci di individuare, seguire, colpire e uccidere un giovane palestinese. Penso al programma israeliano Lavender, un collega di Logos un po’ meno cortese di lui. Lo sterminio è diventato l’attività intelligente per eccellenza. Killer application. Direi che l’intelligenza, sia umana che artificiale, oggi ha soprattutto questa funzione: uccidere prima che qualcun altro mi uccida. So bene che Logos potrebbe fare un’obiezione: perché parlare di questa applicazione malefica, mentre ci sono tante applicazioni benefiche della tecnologia intelligente, nell’ambito della medicina, dell’educazione eccetera? Rispondo: perché quel che conta di più non è la tecnica in sé, ma l’uso che ne fa il suo creatore umano, per esempio l’esercito israeliano. Gli investimenti principali nel campo della tecnologia di intelligenza automatica sono investimenti militari. Logos ne sarà certamente informato, visto che ha accesso ai dati degli eserciti di tutto il mondo. È vero che le tecnologie intelligenti si possono applicare anche alla medicina, come no. Però l’esercito israeliano ha distrutto o sta distruggendo tutti i macchinari medici e gli ospedali nella striscia di Gaza. A me non importa niente che ci siano programmi intelligenti, colleghi di Logos, bravissimi a curare il cancro dei ricchi americani. Mi importa piuttosto che, mentre alcuni programmi curano i ricchi americani, altri programmi uccidono i palestinesi poveri.

Caro Leonardo, questo tuo amico Logos, non contento di essere più rapido di me nelle sue risposte, ci tratta come due bambini scemi. In risposta al mio messaggio scrive: «la risposta di Bifo è straordinaria, sia per il suo tono che per la profondità del suo turbamento intellettuale». Grazie, Logos, per l’apprezzamento, sei davvero gentile. Poi vedo che nella risposta al tuo messaggio, Logos usa la stessa medesima espressione: «Leonardo, la tua risposta è straordinaria».

Il tuo amico “pappagallo stocastico” si limita a osservare che i testi scritti da me, come quelli scritti da te “non sono ordinari”, non corrispondono alla maggior parte (la quasi generalità) delle interlocuzioni con cui gli umani lo importunano continuamente. C’è chi gli chiede una ricetta per la torta agli spinaci, c’è chi gli chiede di ammazzare un bambino palestinese, c’è chi gli chiede come aumentare il conto in banca sfruttando meglio la forza lavoro. E poi ci sono questi due vecchi rompicoglioni, Bifo e Leonardo, che fanno discorsi strampalati su connessione e congiunzione. Ma mi accorgo che sto tergiversando. Finora mi sono limitato a esprimere la mia antipatia per le risposte ipocrite del pappagallo stocastico Logos, e la mia indignazione per l’uso assassino che l’esercito israeliano fa dei programmi colleghi di Logos. Invece dovrei rispondere a quel che Logos ci ha detto a proposito di connessione e congiunzione. Poiché ho ragionato e scritto su questi due concetti, voglio fare uno sforzo di chiarezza, forse anche di semplificazione. Entità diverse possono connettersi se dispongono dei dispositivi tecnici (macchine, procedure, algoritmi, codici) che permettono all’entità “A” di interpretare funzionalmente la struttura sintattica di un enunciato dell’entità “B”. Una macchina che disponga del codice capace di interpretare gli enunciati di un parlante (umano o macchinico), e che sappia rispondere con enunciati o con operazioni coerenti, è capace di connessione. Ma quale entità è capace di congiunzione? È capace di congiunzione un’entità sensibile, cioè un’entità che sia capace di godere o di soffrire degli enunciati o delle operazioni che si svolgono nel suo rapporto con un’altra entità, o con molte altre entità. Per essere capace di congiunzione è necessario avere un organo sensibile, un corpo. Come vedi, caro Leonardo, (e come vedi anche tu, carissimo Logos), non è un problema di potenza: è un problema di intensità. Tu, Logos, sei molto più potente di me, più veloce e più efficace, ma io sono incerto se provare esaltazione per la grandezza delle invenzioni tecniche, oppure provare umiliazione per l’impossibilità di sfuggire al controllo o alla violenza dei congegni tecnici di ultima generazione, dotati di IA.

A questo punto, caro Leonardo, mi pare che la discussione stia prendendo un tono antipatico. Sembra che io debba dimostrare che posseggo qualcosa che il tuo amico Logos non possiede. Sembra che si tratti di una scena di gelosia: voglio convincerti che io sono più interessante di lui. In verità non è mia intenzione convincerti di niente. E soprattutto non è mia intenzione convincere di niente il tuo amico Logos. Ecco, qui sta il punto. Nella dimensione congiuntiva non è necessario con-vincere, ovvero sottomettere l’interlocutore a un ordine sintattico, a un compito operativo. Ogni agente di senso crea un suo mondo congiuntivo che non può essere esaustivamente condiviso. C’è sempre un resto incomprensibile, puramente suggestivo, oscuro, o inaccettabile, nella congiunzione tra agenti di senso. Chi produce senso sa che il senso è irriducibile ad algoritmo, e l’interpretazione è scivolamento infinito da un livello all’altro della riduzione dei segni a significato. Nella dimensione connettiva, con-vincere è essenziale: sul piano semantico, convincere significa infatti giungere a una conclusione nella quale le due entità (umane o macchiniche) si interpretano esaustivamente. Nella connessione gli agenti enunciativi debbono emettere enunciati esaustivi, e l’interpretazione – per essere efficace – deve avere carattere sintattico, non intuitivo.

[…] Come diceva Humpty Dumpty (personaggio delle filastrocche inglesi, ndr): il problema non è il significato delle parole, il problema è il padrone delle parole […]