No
Alcuni pensieri condivisi dopo la vittoria del No al referendum giustizia.
Un dissenso di massa [Marco Bersani]
“Poi la gente, (perché è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare”, cantava De Gregori in una delle sue più riuscite canzoni. Ed è quello che è successo in questo tranquillo week end di paura, dove eravamo chiamati a votare su un referendum apparentemente tecnico ma squisitamente politico, ovvero se dare il via libera alla definitiva torsione autoritaria dello Stato, perseguita con determinazione dal governo Meloni, o se interrompere questa marcia trionfale con un secco No alla riforma della Costituzione e per difendere la separazione dei poteri, cardine della democrazia dei diritti. Dopo avere per mesi truccato le carte, fingendo che non di democrazia si trattasse, bensì di un mero espediente tecnico, Giorgia Meloni, terrorizzata dall’esito delle urne, è scesa in campo mettendoci la faccia per argomentare come la vittoria del No avrebbe provocato immani tragedie al paese. Non è andata come il governo avrebbe voluto e la partecipazione alle urne ha determinato un importantissimo stop al disegno autoritario del paese, dicendo chiaro al governo Meloni che un futuro di riarmo, di guerra, di sottrazione della ricchezza collettiva, di cancellazione dello stato sociale e di trasformazione autoritaria della democrazia non è gradito alla maggioranza del paese. Una dimostrazione di dissenso di massa, divenuta il classico granello di sabbia in grado di inceppare il motore dell’autoritarismo e del disegno di un nuovo fascismo. Per il governo Meloni una sconfitta netta e senza appello. In seguito a questa grande vittoria in difesa della democrazia, diventa ancora più importante scendere in piazza a Roma sabato 28 marzo, in occasione della due giorni di lotta “Together No Kings” lanciata dalla convergenza di centinaia di realtà di movimento per sfidare i Re e le loro guerre. Se il referendum ha stoppato la marcia autoritaria del governo Meloni, il mondo non cambia automaticamente. Se abbiamo fermato una forzatura contro la democrazia, non abbiamo ancora impresso una svolta alla direzione intrapresa. Per questo occorre scendere in piazza, mettendo insieme tutte le culture, le realtà, le lotte e le pratiche che dentro il paese da tempo suggeriscono un’alternativa di società. Che rifiutano il riarmo e le guerre, lo stato di polizia e la sottrazione di diritti, la mortificazione del lavoro e la finanziarizzazione della società, della natura e della vita delle persone. Che rivendicano con forza, allegria e determinazione una società diversa, che metta al centro la vita e la sua dignità, che sappia di essere interdipendente con la natura, che costruisca sul valore d’uso le sue produzioni, sul mutualismo i suoi scambi, sull’uguaglianza le sue relazioni, sulla partecipazione le sue decisioni. Abbiamo collettivamente fermato il disegno autoritario e fascista. È arrivato il momento di riappropriarci del futuro battendo il tempo della libertà.
Ha vinto la partecipazione [Emilia De Rienzo]
Ha vinto il No. Ma, soprattutto, ha vinto la partecipazione. E c’è un punto che non possiamo dimenticare: se si vuole cambiare, tutti devono avere il diritto di partecipare. Sempre. La Costituzione nasce per unire, non per dividere. È il frutto di un lavoro collettivo, plurale, in cui i costituenti seppero confrontarsi anche da posizioni lontanissime, senza escludere nessuno. È questo lo spirito che dovrebbe guidare ogni riforma: il dialogo, il confronto vero, la possibilità di incidere. Per questo, al di là del merito, resta una questione di metodo che interroga: quando il dibattito si riduce, quando il confronto si impoverisce, quando le modifiche non nascono da un processo realmente condiviso, si indebolisce la stessa idea di democrazia. Questa vittoria dice allora qualcosa di più profondo: che i cittadini chiedono di esserci, di contare, di non essere spettatori. E dice anche che l’impegno civile, insieme a quello dei partiti — come dovrebbe sempre accadere — può ancora fare la differenza. Abbiamo riscoperto il valore della partecipazione, del lavorare insieme, del costruire legami invece che divisioni. E abbiamo riaffermato che la Costituzione non è un ostacolo da aggirare, ma una casa comune da custodire. Da qui si riparte. Senza esclusioni. Senza scorciatoie. Insieme.
Continueremo a lottare per una giustizia giusta [Luca Casarini]
Quando una banda di criminali, tra i peggiori in circolazione, implicati in gravi crimini contro l’umanità, prende una bella botta, beh, è sempre una buona notizia. Continueremo a lottare per una giustizia giusta, che adesso non c’è, continueremo a farlo anche da imputati, spesso a causa di pubblici ministeri che non sanno nemmeno dove stia di casa il diritto… Ma intanto gli arroganti che hanno in mano il potere oggi si devono leccare le ferite. Non è facile per chi è abituato ad essere forte con i deboli e debole con i forti. Il loro obiettivo era, e rimane, l’attuazione di un disegno autoritario che è già in atto, dal decreto Caivano ai decreti sicurezza, dal controllo politico di medici e insegnanti, dalle deportazioni ai patti con la Libia e la Tunisia. Dal riarmo al servilismo verso i signori della guerra globale. Bella botta. Signor-No avevamo detto. Ed è stato proprio un signor No. Domani è un altro giorno e si vedrà. Ma intanto, oggi cara Meloni prendi incarta e porta a casa. E il 28 tutti in piazza a Roma, No Kings.
Un No a un progetto politico eversivo [Federica Borlizzi]
Ha vinto il No. Un No non solo a una riforma ma a un progetto politico eversivo rispetto alla nostra democrazia costituzionale. Un No rispetto ad un metodo fascista, quello che intende neutralizzare ogni tipo di contrappeso al potere politico, con il chiaro tentativo di rendere servile la magistratura all’esecutivo. Un No, mi piace pensare, anche contro le politiche razziste, classiste, sessiste del governo Meloni. Un No, mi piace pensare, anche contro le politiche contro il meridione di questo governo. Un No, mi piace pensare, anche contro le feroci politiche repressive: quelle che hanno puntato a criminalizzare ogni forma di dissenso e, ora, a neutralizzarlo preventivamente mettendo mano direttamente alle misure di polizia della legislazione speciale degli anni di piombo. Un No, infine, contro il genocidio di Gaza e la brutalità del regime di guerra di cui questo governo è complice. Abbiamo dimostrato di avere gli anticorpi democratici. Ora tocca non stare solo sulla difensiva ma contrattaccare. Non solo arrestare l’autoritarismo securitaria. Ma cambiare il vento. Lo proviamo a fare subito, con una mobilitazione internazionale! Ci vediamo il 27-28 marzo a Roma. Daje Italia, La Alegrìa ya viene…
Passione costituzionale [Emanuele Leonardi]
È molto giusto, in questo momento, celebrare la grande vittoria del No. Tuttavia, credo, si farebbe bene a non dimenticare i mezzucci patetici con i quali chi ha sostenuto il Sì ha provato a influenzare l’esito elettorale. Prendiamone atto: questa è la cultura politica delle forze oggi al governo. Ma non si pensi che i social-liberisti che stanno in Azione, +Europa, Italia Viva (e pure dentro il Pd) siano di un’altra pasta: l’analfabetismo democratico che abbiamo visto all’opera in queste settimane è trasversale, purtroppo. Per fortuna le persone che hanno votato si sono espresse molto chiaramente contro tale incultura. Adesso mettiamoci a lavorare per dare rappresentanza politica a questa piacevolissima passione costituzionale. E ora in strada a festeggiare!
E ora? Ricostruire i legami, scendere in piazza… [Italo Di Sabato]
La vittoria del No rappresenta una sconfitta netta e senza appello per il governo Meloni. È un risultato politico chiaro, che ha respinto il tentativo di piegare gli equilibri costituzionali e subordinare la giustizia al potere esecutivo. È una vittoria in difesa della democrazia ma non basta. Se questo voto ha fermato una forzatura autoritaria, non ha ancora cambiato la direzione intrapresa dal Paese. Il mondo non cambia automaticamente con un referendum: abbiamo bloccato un passaggio, non abbiamo ancora costruito un’alternativa. Per questo oggi è ancora più urgente dire No ai pacchetti sicurezza, alla criminalizzazione del dissenso e allo Stato di polizia che avanza. Così come è necessario opporsi alle politiche di riarmo e alla logica di guerra che sottrae risorse ai diritti sociali. Quello che serve non è alternanza, ma alternativa: alternanza significa cambiare chi governa lasciando intatto il modello, alternativa significa cambiare il modello, rifiutare un sistema che produce disuguaglianze, precarietà e repressione e costruire un’altra società. Per farlo non basta il voto. Occorre scendere in piazza, ricostruire legami sociali, mettere insieme tutte le culture, le realtà e le lotte che in questi anni hanno già indicato una strada diversa: contro il riarmo e le guerre, contro lo Stato di polizia e la sottrazione di diritti, contro la mortificazione del lavoro e la finanziarizzazione della vita. Abbiamo collettivamente fermato un disegno autoritario. Ora è il momento di riappropriarci del futuro e di costruire un’alternativa sociale e democratica nel Paese.
L’autoritarismo e la guerra non sono un destino [Giso Amendola]
L’autoritarismo e la guerra non sono un destino. Ovviamente, non sono un destino quando si decide di combatterli e di non subirli come fossero un destino. Abbiamo molto da fare e da combattere, prendete un appunto per ora: sappiamo farlo. Una volta di più, la democrazia è mantenuta aperta, possibile, praticabile dalle persone di solito non viste, non contate, impreviste, dall’intelligenza e dagli affetti che si muovono dai margini verso il centro. Qui ci sono persone che dalle piazze hanno deciso di riprendersi anche il voto.
Riprendiamoci la vita [Deborah Lucchetti]
La Carta non si tocca per motivi strumentali e con le mani zozze. La Carta ci protegge, è il distillato di principi, saperi e pratiche istituzionali distanti anni luce da questo circo di incapaci e disonesti che ha in mano il governo della cosa pubblica. No, il nostro patto di convivenza democratica non si tocca. Sì, c’è una Italia grande e non doma che fatica a trovare rappresentanza ma quando occorre alza la voce. Avanti così e il 28 marzo tuttə a Roma. Riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza.
Se l’è cercata [Lea Melandri]
È il caso di dire che Giorgia Meloni la sconfitta “se l’è cercata”… Ha politicizzato il referendum, quando poteva fare a meno, ha voluto strafare, perché questa è la sua indole caratteriale e politica. E ha perso. Mutatis mutandis, Donald Trump corre sulla stessa linea d’onda.
Ottant’anni di pace libertà e democrazia [Rosaria Gasparro]
Dedichiamo questa vittoria ai giovani, a quelli che sono scesi a votare dal centro-nord, nonostante l’indifferenza del governo alla loro partecipazione (uno di loro a cui voglio molto bene, ieri mi ha riempito il cuore e la testa di una tenace speranza). La Costituzione rimane giovane, ottant’anni di pace libertà e democrazia non si lasciano bruciare da chi in quella Costituzione non si è mai riconosciuto. Dedichiamo questa vittoria con gratitudine ai giovani, il cui voto è stato determinante e consapevole, pieno di futuro. Viva l’Italia, l’Italia che resiste.
Quel voto ultramaggioritario dei giovani [Paolo Mottana]
Dato interessante, il voto ultramaggioritario dei giovani (18-35 anni) per il No. Il che significa non tanto e non solo che i giovani stanno dalla parte della sinistra, ma che i giovani che avvertono le grandi questioni umane sostenute dalla sinistra (la pace, l’oppressione dei deboli, le disuguaglianze…). E che sono contro l’arroganza del potere, il totale menefreghismo nei confronti dell’ambiente, la violenza poliziesca ecc. Hanno deciso di votare. Questo è un ottimo segnale che non va assolutamente trascurato.
Un lungo lavoro collettivo [Cronache di ordinario razzismo]
Un risultato che arriva dopo un lungo lavoro collettivo, che ha visto protagonista la società civile e soprattutto le giovani e i giovani: il 61,1 per cento dei votanti tra i 18 e i 34 anni ha votato per il No. Il Paese reale si è espresso a difesa di una Costituzione che non appartiene solo al passato, ma al futuro: un futuro fatto di diritti e di lotta per l’uguaglianza. Oggi ha vinto il No, oggi ha vinto il futuro. Che l’Italia che resiste riparta da qui!
Malgrado un’informazione di regime [Alessandra Algostino]
Ha vinto la Costituzione, la Costituzione antifascista! Grazie alle tante e tanti che ne hanno amplificata la voce, che l’hanno portata nelle piazze, grazie a chi ha organizzato incontri, a chi ha cercato di ricordarne il senso e le ragioni, a chi ha distribuito volantini, a chi nonostante la forza di un’informazione di regime ha scelto di dire No… È il primo passo, ora continuiamo, determinati e un poco più leggeri.
In realtà ha vinto il Sì… [Gianfranco Bettin]
Ma non è un No. È un Sì alla Costituzione, un Sì alle riforme che la rispettino, un Sì ai cambiamenti che vi si ispirino. È un grande, enorme Sì alla democrazia.
Diamo continuità [Rino Malinconico]
Avevamo di fronte uno attacco spudorato e pericoloso alla Costituzione e al principio democratico della divisione dei poteri. Ma ieri e oggi un numero significativo di cittadini e cittadine si è messo di traverso, votando No e mandando gambe all’aria l’intenzione delle destre di mettere in riga la magistratura e rafforzare il potere del governo. Il messaggio è stato chiaro: l’Italia non vuole che si mettano in discussione gli assetti democratici che abbiamo conosciuti finora. Benché questi assetti abbiano notevoli insufficienze in tema di diritti sociali e di effettiva possibilità di partecipazione alla vita pubblica, in tanti, una netta maggioranza, pensano che l’alternativa rappresentata dalla destra simil-fascista oggi al governo sia peggiore. Di gran lunga peggiore. E io credo che non siano stati pochi neppure quelli che hanno sostenuto il No pensando che l’attuale assetto istituzionale lo dovremmo comunque cambiare in meglio. Non sono pochi, cioè, coloro che sperano in una democrazia sostanziale e non solo formale, che dia realtà effettiva all’art. 3 della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono l’uguaglianza effettiva tra i cittadini”… Così, dopo questa bella giornata, tutti quelli che sono consapevoli delle sofferenze sociali e della crescita drammatica del militarismo e dell’autoritarismo potranno continuare con più ottimismo l’impegno per una giustizia più giusta, una società più equa, un mondo più umano e una pace più sicura. E forse troveranno orecchie più attente e persone più disposte a dare una mano. E occorre ricominciare fin da subito, già da sabato prossimo, 28 marzo, a Roma. Diamo continuità a questa prima vittoria!