La violenza non è inscritta nel codice genetico umano
Paolo Schiavocampo (Palermo, 1924 - Milano, 2022) "Senza titolo" 1968 - tecnica mista e collage su carta, cm 64 x 94
di Nino Gussio -
L’impossibile è la promessa sposa dell'umanità: A lui volano le nostre anime (Adrej Platanov)
Questo pensiero, alquanto criptico, se lo facciamo nostro, ci stimola a interrogarci sul valore che diamo al nostro essere nel mondo e sulle relazioni che ci legano con il prossimo ovvero con i componenti della nostra specie.
Per iniziare ne accenno qualcuno: Schiacciati dalle nostre necessità biologiche accettiamo di vivere ostaggi di un sistema economico bulimico nell’accumulazione della ricchezza da parte di una striminzita elite e anoressico nella distribuzione della medesima prodotta da miliardi di cittadini tenuti nell’anonimato e spesso emarginati a cui vengono tolti perfino i più elementari diritti.
Le dinamiche dell'economia capitalista sono basate sul profitto, non contemplano il primato universale della persona ma la mercificazione generalizzata, il lavoro ovvero il valore della persona è una componente variabile delle esigenze produttive finalizzate alle speculazioni finanziare; il lavoro è sottoposto al mercato, la finanza controlla e gestisce la borsa del denaro maltolto.
La politica senza ideali, senza progetti a lungo termine, tende soltanto a prendere il vento giusto del potere imperante che essendo come sempre conteso produce eventi catastrofici e mette ai suoi vertici per lo più leader di bassa levatura morale e intellettuale che si dimostrano capaci di qualsiasi efferatezza tradendo così le aspettative dei cittadini.
Dato lo strapotere dell'apparato governativo, l'alterazione della realtà e gli oscuri maneggi economici a noi, retoricamente popolo sovrano, preoccupati di proteggere e di mantenere in salvo la nostra nicchia vitale, sembra che cambiare lo stato delle cose sia sotto il segno dell’impossibilità.
Non si può essere cinicamente, ottusamente rassegnati, l’evoluzione antropologica, il progresso civile, per quanto distorto, ci dicono che il cambiamento è possibile, che è esigenza vitale e deve essere ora eticamente ben indirizzato.
Umanamente abbiamo tante risorse che, coadiuvate dalla cultura e dalla consapevolezza del momento storico, possono ribaltare lo stato di questa realtà distopica, possono fare in modo che giustizia e pace siano pratica del bene universalmente condiviso.
La violenza non è inscritta nel nostro codice genetico, l’amore che abbiamo per la vita non si nutre di avaro egoismo che genera paure e pregiudizi, è in grado di donare al mondo bellezza, conoscenza e abnegazione.
Non è la morte naturale la nostra peggiore nemica perché il fine della vita non è il suo nulla ma l’uso aberrante che ne facciamo per imporre supremazie e rapine.
Non sappiamo bene quali sono i nostri limiti ontologici, non possiamo sapere dove collocare le colonne d'Ercole dell'impossibile umano, progrediamo perché siamo spinti a superare le situazioni del male di cui siamo afflitti fin dalla nascita.