In presidio davanti a Sigonella: «Sicilia terra di Pace»
di Salvatore Lucente -
I cancelli della base aerea di Sigonella a pochi metri, l’Etna sullo sfondo e alcune centinaia di persone in presidio per lanciare un secco no alla guerra e dire basta all’utilizzo della base e delle altre infrastrutture militari sul territorio siciliano nelle guerre di Trump e Netanyahu.
È stato questo il senso dell’iniziativa andata in scena ieri mattina dopo l’appello lanciato nei giorni scorsi da una piattaforma che ha messo insieme forze politiche e associazioni tra cui Arci, Anpi, Libera, Cgil, Legambiente, Amnesty International, Art.21, Udu, Rete degli studenti medi, Associazione Pio La Torre, Pd, Avs, Movimento 5 Stelle.
«Siamo qui intanto per ribadire che la Sicilia è terra di pace e di accoglienza. Sigonella o il Muos di Niscemi sono un simbolo che non ci appartiene, non possiamo essere una piattaforma militare», dice il presidente di Arci Sicilia Giuseppe Montemagno. «Non può essere questo l’avamposto militare di chi oggi, in nome del capitalismo, tende a appropriarsi di risorse in maniera spudorata, ammazzando centinaia di persone in nome di un una ricchezza che riguarda solo pochi mentre le disuguaglianze continuano ad aumentare».
Tanta determinazione tra le bandiere al vento ma anche qualche timore. «Questa base ci porta paura, insicurezza e ci coinvolge anche moralmente in quelli che sono i crimini di Netanyahu e Trump e in una guerra inaccettabile», dice Pierpaolo Montalto, segretario regionale di Avs in Sicilia. «Assistiamo a una vera e propria occupazione del nostro territorio, in una Sicilia che ha disperato bisogno di mezzi di collegamento verso l’Europa e il sud del mondo. Non vogliamo essere schiavi o sudditi né degli americani né del governo genocida di Israele. L’Italia ripudia la guerra», aggiunge Montalto.
Se i movimenti per la pace hanno da sempre puntato il dito contro installazioni come il Muos di Niscemi e la base di Sigonella, la guerra in Ucraina e il genocidio palestinese hanno fatto scattare un allarme diventato ancora più assordante con l’attacco delle forze americane e israeliane all’Iran. In particolare dopo quest’ultimo, l’aeroporto di Sigonella, «hub del Mediterraneo» delle forze militari statunitensi dal ‘59, è finito sotto i riflettori per l’intensificarsi del traffico di droni e aerei americani, confermando il ruolo chiave di questa infrastruttura nella guerra globale.
«Questa, oltre a essere un centro globale di intelligence, sorveglianza e ricognizione da cui partono le direttive per bombardare e uccidere, fa transitare ordigni e veivoli. È stato documentato che per due volte cargo Globe Master che partono carichi di munizioni arrivano nella base di Nevatim nel deserto del Negev, scaricando le bombe che servono a uccidere il popolo palestinese.
Non possiamo più fare i finti tondi per riverniciare la Meloni che vorrebbe ora difendere la sovranità nazionale, mentre è stata finora ai piedi di Trump», dice Alfonso De Stefano, storico attivista siciliano del comitato Catanesi solidali con il popolo palestinese. «In questo scenario assistiamo a una Unione Europea assente e un governo italiano complice», secondo l’europarlamentare Avs Leoluca Orlando. «Sigonella è il monumento alla complicità del governo italiano che adesso sembra voler far rispettare gli accordi del 1954, ma è un accordo che va disdettato perché firmato tra un paese che aveva vinto la guerra e un paese che aveva perso la guerra».
Il riferimento, è ai due trattai firmati con gli Stati uniti, ancora oggi coperti dal segreto di Stato e non accessibili al pubblico, che compongono la base della geografia militare italiana, dalla Sicilia ad Aviano.