“Il pane sulla bara. I fatti del 7 marzo 1947 a Messina” di Alessandro Grussu
Nell'Aula Consiliare del Comune di Gioiosa Marea si è tenuta ieri la presentazione del Libro: “Il pane sulla bara. I fatti del 7 marzo 1947 a Messina” di Alessandro Grussu.
Il libro racconta uno dei momenti più drammatici della storia italiana del dopoguerra. In un contesto segnato da fame, disoccupazione e profonde difficoltà quotidiane, centinaia di cittadini scesero in piazza per rivendicare diritti fondamentali: il pane, il lavoro, la dignità.
Durante la presentazione del volume, i relatori — il Vice Sindaco del Comune di Gioiosa Marea, Salvatore Salmeri, Vincenzo Amato(Assessore alla Cultura), Giuseppe Restifo (Professore Ordinario di Storia moderna presso l’Università di Messina) e Marcello Mollica (Professore Associato del Dipartimento di Civiltà antiche e moderne UNIME) — hanno affrontato diversi temi centrali: la ricostruzione storica dei fatti, il contesto sociale della Sicilia del dopoguerra, la repressione delle proteste popolari e il valore della memoria collettiva.
Il 7 marzo 1947, a Messina, quella protesta si trasformò in tragedia. Le tensioni sociali esplosero e la risposta delle istituzioni fu durissima: tre persone persero la vita e molte altre rimasero ferite. Non furono solo numeri, ma uomini, lavoratori, cittadini che chiedevano semplicemente di poter vivere.
Il titolo del libro racchiude un’immagine potente e profondamente simbolica: “Il pane sulla bara”. Quel pane, trovato in tasca a una delle vittime e deposto sulla bara durante il funerale, diventa il segno di una lotta essenziale, quella per la sopravvivenza. Una lotta che, in quel preciso momento storico, poteva costare la vita.
Attraverso una ricostruzione attenta e documentata, Alessandro Grussu restituisce il clima di un’epoca segnata da precarietà e ingiustizie, ma anche da coraggio e partecipazione. Il libro invita a riflettere sulla fragilità dell’equilibrio tra ordine e diritti, tra potere e cittadinanza.
L'autore Alessandro Grussu : “Ricordare eventi come quelli del 7 marzo 1947 non è un esercizio nostalgico, ma un dovere civile. La memoria, infatti, non serve soltanto a guardare indietro, ma a comprendere il presente e a costruire un futuro più giusto”.