STATI E CANAGLIE
Andrea Vizzini (Grotte, 1949) "Per l'altare di Pergamo - Dittico. Opera A" 1977-79, tecnica mista su tela, cm 100 x 190
di Nino Gussio -
La deterrenza nucleare, con la quale si vuole mantenere la pace almeno tra le superpotenze, possessori dei più forniti depositi degli ordigni più letali, non è che una perenne minaccia, il cosiddetto colpo in canna, contro l’intera umanità che non avendo nessun controllo ed esautorata da ogni decisione, si mostra indifferente al problema ma inconsciamente cova la paura per una esistenza strutturalmente precaria e per sventata ignoranza risulta esserne complice volendo solo tirare a campare chiusa in una quotidianità senza prefigurazione di futuro.
Agli stati che non possiedono l’arma nucleare non è concesso dotarsene perché altera il precario equilibrio dell’oligopolio dei distruttori del mondo.
Sono arrivati tardi e sono costretti ad essere marginali e additati come stati canaglia se tentano di essere competitivi con i mezzi e i modi a loro disposizione.
E’ il caso dell’Iran, stato canaglia per antonomasia, reo di essere solidale con i palestinesi e antagonista alla dilagante furia bellica contro i palestinesi, che non può avere il suo arsenale nucleare per restare in balia dell’asse israele-americano impegnato a spadroneggiare in tutto il medioriente con una potenza di fuoco annichilente.
Per fortuna geopolitica agli iraniani il controllo dello stretto di Hormuz, il crocevia del commercio internazionale navale, consente di non cedere alle pretese imperiali di Trump perchè esso genera il dissesto sociale e politico anche nelle nazioni neutrali e in quelle alleate e senza gas e petrolio il motore dell‘economia mondiale perde colpi e rischia di fermarsi; Trump e Netanyahu malvolentieri debbono agire con qualche cautela nell'incauta aggressione.
Nessuna nazione è favorevole a questa guerra anche se per molte l’Iran è uno stato tirannico, oppressore e carnefice del suo popolo ma attaccarlo proditoriamente, seminando morte e distruzione non è per la buona causa di liberare il popolo iraniano ma un modo brutale di eliminare un nemico che osava non allinearsi allo strapotere militare degli USA e di Israele con l'aggravante di essere strenuo (ma strumentale) difensore dei palestinesi martoriati e decimati dal governo di Netanyahu il quale si dimostra più efferato degli Ayatollah iraniani.
Non è comprensibile come Trump possa sentirsi moralmente in diritto di impedire all’Iran di possedere l‘arma nucleare, utile come deterrente al reiterato, devastante sopruso militare israeliano, dal momento che non rispetta nessun diritto internazionale, che minaccia di annullare perfino popolazione e civiltà iraniane se i suoi diktat non vengono accolti; grazie a Trump gli USA hanno perduto l’alone (del resto immeritato) della democrazia più liberale e perfino gli stessi alleati europei mal sopportano il dilagante arbitrio.
La stessa sorte colpisce il popolo di Israele, Netanyahu lo ha reso inviso a gran parte della popolazione mondiale.
Più che stati canaglia i tre stati, tra loro competitivi, meritano di essere definiti stati sciacalli perché abusano della vita dei popoli avvelenano le coscienze dei loro cittadini e nutrono il loro potere con i corpi delle loro tante vittime.