Il cappio
Ogni giorno giungono notizie raccapriccianti: l’assalto alle barche della Sumud Flotilla in acque internazionali, il sequestro di un centinaio di attivisti, l’arresto e le percosse, la detenzione illegale… Questo ci fa particolarmente impressione perché colpisce attivisti che vivono in Europa e accade sotto gli occhi dell’opinione pubblica. Ma queste enormità non sono nulla se paragonate alle atrocità che i soldati dell’IDF commettono quotidianamente contro i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania. Nulla rispetto alla detenzione illegale dei medici come Hussam Abu Safina, alla eliminazione di centinaia di giornalisti. Niente rispetto all’orrore che emana da quel paese e da quel popolo affetto da psicopatia assassina.
Come evolverà la dinamica del genocidio, poiché nessuna potenza ha il coraggio di fermare i nazisti di Sion? Per quanto orribile sia questa espressione – tutto quel che riguarda un genocidio è orribile – Israele è un cancro, e il cancro si diffonde, e uccide. Israele è riuscito a coinvolgere nel suo genocidio la più grande potenza mondiale nell’operazione Epstein Fury. E la guerra sta trascinando il mondo intero in una spirale di crisi economica e militare.
L’espansione del nazismo sionista è un fenomeno che ha origini storiche, politiche, religiose – ma è mia convinzione che il fattore decisivo sia (e sarà sempre di più) quello psicopatologico. Gli effetti di un trauma gigantesco (la Shoah), il bisogno psichico ossessivo di rivivere la scena dell’orrore, di riprodurla, e di vendicarsi – questi sono i fattori che, assai più che la volontà politica, determinano la traiettoria genocida ma alla fine suicida in cui si trova Israele.
Due momenti della discesa di Israele negli inferi della psicosi aggressiva e del suicidio?
Il primo: Itamar Ben Gvir è forse il caso più triste, patetico, repellente dell’istigatore al crimine: ama presentarsi in occasioni ufficiali con una spilla che mostra un cappio. Il cappio col quale si propone di impiccare coloro che non accettano il predominio assoluto del popolo eletto, il suo… (in un video si vede il ministro Itamar Ben Gvir che celebra la festa di compleanno regalando alla mogliettina una torta sulla quale è disegnato – con la crema – un nodo per impiccare gli UnterMenschen).
Il secondo è un altro video, rimbalzato in rete, con una scena inquietante: un individuo, probabilmente un colono di quelli che Smotrich ha armato perché liberino la Cisgiordania dei suoi abitanti, cammina in una strada di Gerusalemme, incontra una suora cristiana ortodossa, e la scaraventa per terra. Mentre la poveretta si rotola al suolo dolorante, il gaglioffo torna indietro e la prende a calci, mentre un passante lo guarda con indifferenza.
Da tempo attendo il collasso finale della popolazione israeliana, educata al fanatismo, alla violenza, al genocidio e all’indifferenza. Ma quanto costerà al genere umano il suicidio di Israele?
Intanto, non è dato sapere quanti siano effettivamente i militari che decidono di suicidarsi dopo avere partecipato all’orrore. La maggior parte di loro infatti si uccidono quando, tornati a casa, possono riflettere e guardarsi allo specchio. Ma per l’IDF chi non si uccide durante il servizio, chi lo fa dopo essere tornato a casa, non va calcolato. Ma è certo che il numero di militari suicidi non fa che aumentare.