Colpo di Stato in Mali e i misteri che circondano la missione dei militari italiani

di Antonio Mazzeo

Chissà cosa racconterà il governo Draghi in Parlamento per giustificare l’ennesima debacle della diplomazia politico-militare italiana in terra africana: due missioni ufficiali di altissimo livello in poco meno di 40 giorni a Bamako (la prima con il ministro degli esteri Luigi Di Maio, poi quella del ministro della difesa Lorenzo Guerini) e l’avvio in gran segreto dell’operazione Takuba con i reparti d’élite delle forze armate italiane a fianco delle truppe francesi e dei generali golpisti in Mali. Sì, perché, ancora una volta (vedi Corno d’Africa e poi in Libia), riusciamo sempre a metterci nei guai o dalla parte sbagliata.

Nel piccolo paese del Sahel dove si assiste all’ennesimo confuso rovesciamento istituzionale da parte di una fazione delle forze armate, l’Italia ha apertamente flirtato con gli ex golpisti oggi spodestati, il presidente della giunta militare di transizione Bah N’Daw (ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare ed ex ministro della difesa, oggi agli arresti) e il vicepresidente colonnello Assimi Goita, a capo dei militari che il 18 agosto 2020 hanno deposto l’allora presidente Ibrahim Boubacar Keïta, sciolto il Parlamento e rinviato sine die l’indizione di nuove elezioni.

Con Bah N’Daw e Assimi Goita, Luigi Maio si era incontrato a Bamako l’8 e 9 aprile 2021 in vista del “rafforzamento della collaborazione in materia migratoria e di sicurezza” tra Italia e Mali, come riporta il comunicato stampa emesso dalla Farnesina. In quell’occasione il pentastellato si era pure intrattenuto a colloquio con il primo ministro Moctar Ouane, anch’egli agli arrestato nel corso del nuovo putsch militare, il ministro degli esteri Zeini Moulaye e il ministro dei Maliani all’estero e dell’integrazione africana Alhamdou Ag Ilyene. “Partner strategico dell’Italia su molti dossier prioritari come la Libia, la gestione dei flussi migratori e la stabilità del Sahel, la missione in Mali del ministro Di Maio si colloca nel quadro della priorità che tutta l'Africa riveste per il nostro Paese, come dimostrato anche dall’attenzione speciale che sarà dedicata al Continente africano dalla Presidenza Italiana del G20”, concludeva la nota degli Esteri.

Lo scorso 20 maggio era stato invece il ministro Guerini a recarsi in visita in Mali, in compagnia del Capo di Stato maggiore della difesa, generale Enzo Vecciarelli e  del Comandante del C.O.I. (Comando Operativo di Vertice Interforze), generale Luciano Portolano. A Bamako la delegazione italiana aveva incontrato ancora una volta il vicepresidente-colonnello Assimi Goïta e l’allora segretario generale della Difesa, generale Souleymane Doucoure, poi ministro per un giorno prima di essere arrestato anch’egli nel golpe del 24 maggio e successivamente condotto nella base militare di Kati, nei pressi della capitale, la stessa da cui era partita la sollevazione militare del 18 agosto 2020 contro il presidente Ibrahim Boubacar Keïta. Continua in: http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2021/05/colpo-di-stato-in-mali-e-i-misteri-che.html