Giungla in città
Quando si ripongono tutte le speranze con acritica fiducia in una personalità illuminata, sia un presidente del consiglio o un sindaco, come fa Pippo Trimarchi invocando in un articolo su "Tempo Stretto" I'intervento taumaturgico del sindaco sulla patologia del traffico, si è senz'altro compiuto il ricorso storico dalla Repubblica costituzionale al principato settecentesco, invertendo quel corso storico che ci ha traghettati dalla sudditanza alla cittadinanza. In un tale stato psicologico di
subordinazione è conseguente incoronare i responsabili ed addossare ai messinesi i guai endemici della città, senza interrogarsi quale sia tra il loro comportamento e il degrado esistenziale quotidiano la causa e quale la conseguenza. Questo territorio, rinato dai terremoti e dalla guerra, si è per
awilimento consegnato corrivo all'avidità di amministratori incapaci e corrotti, di speculatori insaziabili e corruttori, di rappresentanti politici infedeli e collusi, rassegnandosi a divenire da città augurabile giungla deprecabile, dove non si può soprawivere con regole urbane. Il peccato
originale dei messinesi è d'aver provocato per cedimento ignavo questo destino alle esistenze dei residenti per generazioni. Ed il male continua ad essere nella sottomissione masochistica, laddove il riscatto è nel recupero dell'anima, che come quella di frate Alberigo nella Tolomea dantesca è retta da un demonio, mentre il corpo sta nel mondo su ancora dopo la morte spirituale.