Cancellate il precariato, ma non gli attuali precari

Dopo la recente e veloce approvazione da parte della Camera del Progetto di Legge Disposizioni in materia di attività di ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricerca”, ora spetterà al Senato esaminare un provvedimento che, se approvato nell’attuale testo, non impedirebbe ancora una volta l’espulsione di oltre il 90% degli attuali circa 60.000 precari e riprodurrebbe un nuovo precariato, lungo fino a 17 anni prima della stabilizzazione per pochi. Per il testo del provvedimento: A.S. n. 2285.

Per impedire che tutto ciò accada, Adi, Andu, Arted, Cisl Università, Cnu, Flc Cgil, Rete 29 Aprile e Università Manifesta hanno chiesto di incontrare insieme, sulla base di un documento unitario, la Ministra, la Commissione Istruzione e i Gruppi del Senato.

Il Governo e il Senato dovrebbero prendere atto che l’unico modo per non disperdere ancora una volta la professionalità di migliaia e migliaia di precari, che svolgono la maggior parte dell’attività didattica e di ricerca, è quello di bandire in 4-5 anni almeno 30.000 posti di ruolo, sia per dare uno sbocco a una buona parte degli attuali precari, sia per recuperare i posti sottratti all’Università dal 2008, avvicinare l’Italia all’Europa nel rapporto docenti/studenti e nel numero di laureati.

Questo bando straordinario di posti di ruolo dovrebbe essere approvato contestualmente alla riforma del precariato universitario, prevedendo la proroga degli attuali precari fino all’espletamento dei 30.000 concorsi di ruolo.

Una riforma che comunque deve essere radicalmente diversa da quella approvata dalla Camera che, al di fuori dei parametri europei, prevede:

- borse post-laurea fino a 36 mesi, cioè un precariato usa e getta senza nemmeno i contributi pensionistici;

- assegni di ricerca, cioè una figura precaria, successiva al dottorato, mal pagata, subalterna e senza sbocchi adeguati.

Queste figure precarie, assieme a tutte le altre, vanno cancellate e sostituite da una unica figura di pre-ruolo che abbia una durata contenuta e in numero proporzionale agli sbocchi in ruolo, con diritti e tutele secondo i principi sanciti della Carta Europea dei Ricercatori.