Mafia a Milazzo. La baia di sant’Antonio è la baia di don Saro

di Antonio Mazzeo

Mafia a Milazzo. La baia di sant’Antonio è la baia di don Saro

Si racconta che nel gennaio del 1221 una nave proveniente dal Marocco e diretta in Portogallo fu sospinta da una tempesta verso le coste della Sicilia orientale, naufragando poi tra i comuni di Tusa e Caronia. Tra i passeggeri c’erano alcuni frati francescani tra cui il missionario portoghese Fernando Martins de Bulhões. Riuscì miracolosamente a salvarsi e raggiunto a cavallo lo straordinario promontorio di Capo Milazzo, trovò riparo per qualche giorno in una piccola grotta. Il frate, dopo la sua morte il 13 giugno 1231, è stato canonizzato santo e oggi è noto e venerato in tutto il mondo con il nome di Antonio da Padova. Tre secoli dopo un eremita collocò un’immagine del santo all’interno della grotta di Capo Milazzo, trasformandola in luogo di culto; alla fine del XVII secolo fu realizzata una chiesetta decorata con marmi policromi e bassorilievi. Da allora è meta di pellegrinaggi e ambito luogo per le celebrazioni dei matrimoni. L’antistante insenatura dai colori verde e turchese è nota in mezzo mondo come baia di sant’Antonio e con l’antica chiesetta, la lunga spiaggia e le scogliere a strapiombo offre un panorama mozzafiato sulle sette isole Eolie e sui tramonti del Tirreno. Per la sua straordinaria bellezza e il valore paesaggistico-naturale, ai sensi delle direttive comunitarie il Capo Milazzo è Zona di protezione speciale (Zps) ed è inserito nella rete Natura 2000. Dal marzo 2019 il promontorio è “Area marina protetta” e la baia di sant’Antonio rientra in zona B: c’è il divieto di svolgere la pesca subacquea e usare l’acquascooter, ma è ancora permesso l’ormeggio, il “trasporto passeggeri” e, con alcune limitazioni, la navigazione a motore, l’ancoraggio e la “pesca ricreativa e sportiva”. Gli ambientalisti chiedevano vincoli più rigidi per preservare uno dei beni comuni più importanti di tutta l’Isola. Le pressioni e gli interessi per monetizzare baia e Capo sono però molteplici e da tempi remoti, così alla fine è prevalsa la scelta soft che però scontenta tutti, strenui difensori del capolavoro natura e proprietari di gommoni e barche a vela.

Chi guarda al paradiso di baia e promontorio non immagina certo che una parte dei terreni e degli immobili, alcuni di importante valore storico-architettonico, siano in mano a privati. E sarebbero in mano ai privati pure i resti dell’antica tonnarella sulla spiaggia di sant’Antonio, così come la vicina torretta ottagonale di fine ottocento e la torre saracena, presumibilmente utilizzata nel medioevo per fini d’avvistamento. Ma resterebbero sicuramente attoniti e basiti tutti quei turisti, italiani e stranieri, che venissero a scoprire che il comproprietario di tanta impareggiabile bellezza è uno dei più noti e controversi personaggi della storia criminale dell’Isola e del continente, uomo-cerniera tra mafia, massoneria, servizi segreti, eversione di estrema destra e apparati istituzionali impropriamente deviati.

E qui comando io!

Si racconta che quest’estate il pluripregiudicato avvocato Rosario Pio Cattafi di Barcellona Pozzo di Gotto si sarebbe presentato negli uffici dell’Area marina protetta di Capo Milazzo e della Fondazione Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò (istituzione pubblica di assistenza e beneficienza titolare di vasti appezzamenti del promontorio) per chiedere l’autorizzazione ad attraversare il sentiero che percorre la baia di sant’Antonio, attualmente interdetto per le frane del costone roccioso. Il Cattafi avrebbe spiegato di essere il legittimo proprietario di una parte dei terreni sottostanti il santuario e di dover effettuare un sopralluogo con alcuni tecnici all’antica torre saracena. “Anche la torre è di mia proprietà” avrebbe spiegato agli increduli interlocutori.

Il capo dei capi - così lo hanno soprannominato i magistrati della direzione distrettuale antimafia - è il capo della baia di sant’Antonio e vuole restaurarne gli immobili? Sembra davvero una delle tante leggende di una provincia dove ancora in tanti ritengono che la mafia non esiste ma che però attribuiscono ai mafiosi onnipotenza e onniscienza. Una visura per immobili presso l’Agenzia delle entrate cancella dubbi e incertezze. Secondo la nota di trascrizione effettuata il 2 novembre 2020, la proprietà di quattro particelle di terreno “a pascolo” per 4,59 ettari nel promontorio di Capo Milazzo appartiene in parti uguali all’avvocato Cattafi e a un’ultranovantenne originaria del comune di Merì ma residente a Barcellona Pozzo di Gotto, la signora Mattia Gitto. A sancire la contitolarità una sentenza del tribunale della città del Longano del 20 giugno 2002, quasi vent’anni fa; a pronunciarla un giudice onorario, l’avvocato Egisto Antonino Paratore. Continua in: https://www.facebook.com/antonio.mazzeo.923/posts/4693413777359956?notif_id=1632719217387383&notif_t=feedback_reaction_generic&ref=notif