Le emissioni monetali di Longane
La città sicula di Longane non è menzionata da alcuna fonte storica. La sua esistenza è attestata solo dalle rare monetine d’argento e da un caduceo di bronzo, ora conservato al British Museum [1], di ignota provenienza e recante inciso sullo stelo l’iscrizione ΛΟΝΓΕΝΑΙΟΣ EMI HMOΣ[IOΣ], che significa “sono [l’araldo] pubblico longanese”.
Di contro le fonti storiche ricordano il fiume Longanos, sulle rive del quale si svolse nel 269 a.C. la battaglia fra i Siracusani, guidati dal loro futuro sovrano Gerone II, e i Mamertini, guidati da Chione[2], che si risolse con la vittoria dei primi. Tuttavia, il passo di Diodoro contiene punti oscuri. Prima accenna all’espugnazione di Mylai (l’attuale Milazzo) e successivamente dice che l’ultima fortezza dei Siracusani nell’avanzata verso il territorio dei Mamertini era Tyndaris, che è ad occidente di Mylai. Seguendo quest’ultimo passo, alcuni autori[3] hanno ritenuto che Gerone II avesse prima conquistato Mylai e poi sconfitto i Mamertini presso il fiume Longanos, sulla strada per Messana.
Di conseguenza essi hanno ipotizzato che il fiume Longanos fosse situato ad est di Mylai. Altri autori[4] hanno sostenuto che Longanos dovesse trovarsi subito dopo Tyndaris, in uno dei tanti torrenti che scorrono paralleli fra Tindari e Milazzo. L’ultima ipotesi si è rivelata quella esatta. Grazie ad accurate indagini condotte pazientemente sul terreno dall’ing. Domenico Ryolo di Maria, il fiume Longanos è ora identificato con l’attuale fiume Termini[5].
In seguito a tale identificazione, lo stesso Ryolo e l’archeologo Luigi Bernabò Brea si proposero di ricercare l’antica città di Longane battendo con insistenza il terreno retrostante il medesimo fiume. La loro ricerca fu coronata da successo[6], con il rinvenimento di una cinta muraria e di scarse tracce di antichi edifici (costituenti forse l’acropoli) sul monte Ciappa, delimitato dalla valle del fiume Termini a est e dal torrente brancolino, affluente del fiume Mazzarrà, a ovest, non lontano da Rodi e da Milici. La ceramica ivi raccolta indica un inizio di abitazione fin dalla prima età del bronzo (XVIII-XV secolo a.C.), mentre i livelli più ricchi sono quelli del V secolo a.C.. I frammenti più recenti sono riferibili alla fine del IV – inizio del III secolo a.C.. Longane sembra quindi scomparsa assai presto. Forse fu distrutta dai Mamertini e il sito era già deserto quando si svolse la battaglia di Longanos nel 269 a.C.: in tal modo si spiegherebbe l’omissione di Polibio a menzionare anche la città.
Non è assolutamente ammissibile l’ipotesi, strenuamente sostenuta dal Mirone[7], che la città in questione possa essere identificata con una fortezza di nome Longon, menzionata da Filisto e da Diodoro[8], e ora localizzata nell’attuale Ognina, un sobborgo a nord-est di Catania.
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[1] H. B. Walters, Catalogue of Bronzes in the Greek and Roman Department of British Museum, 1899, p. 48 n. 319.
[2] I. Polibio, 9, 7 e Diodoro XXII, 13, 2
[3] A. Holm, Storia della Sicilia antica, Torino 1901, I, p. 537. La sua opinione è condivisa e riportata integralmente da G.E. Rizzo, Monete Greche della Sicilia, Roma 1946, p. 64.
[4] T. Fazello, De rebus Siculis
[5] D. Ryolo di Maria, Il Longano e la sua battaglia, Archivio Storico Siciliano, 1950. Egli ipotizza che Gerone II avesse abbandonato Mylai, poi ricaduta nelle mani dei Mamertini, tanto più che fra l’azione contro Mylai e la battaglia del Longanos è intercorso un certo intervallo di tempo, forse anche di anni. Egli non solo identificò il fiume Longanos ma anche il luogo esatto della battaglia, localizzato nell’attuale contrada Sulleria, e il monte Thorax, dietro cui Gerone II aveva nascosto la sua cavalleria prima dell’attacco finale, con l’attuale monte Marro.
[6] L. Bernabò Brea, Sulla città di Lontane, Archivio Storico Siciliano, 1950. Una buona sintesi del problema topografico della città di Lontane può essere letta su un altro articolo dello stesso autore, Che cosa conosciamo dei centri indigeni della Sicilia che hanno coniato monete prima dell’età di Timoleonte, Atti dell’Istituto Italiano di Numismatica, suppl. al vol. 20, 1975, p. 6-9.
[7] S. Mirone, Le monete di Lòngane o Lòngone, Rivista Italiana di Numismatica, 1916, p. 450-460 e, ancora dello stesso autore
[8] Filisto fr. 38 (riportato da Stefano Bizantino sub vocem Λoγγωνη e Diodoro XXIV, 6 (che scrive Λoγγων).
Monetazione
A nome di questa città furono emesse due litre d’argento, già descritte da G.K. Jenkins[9] e il cui stile può essere fatto risalire con buona sicurezza agli anni 424-415 a.C.. Sul diritto di ambedue le litre si osserva una testa giovanile di Eracle a destra, con stile crudo e piuttosto provinciale. È merito della Consolo Langher[10] avere evidenziato come questo tipo possa trovare il più stretto riferimento, solo tipologico e non anche stlistico, alla testa di Eracle che ricorre sui tetradrammi di Kamarina, evolvendosi da forme iniziali più severe e realistiche verso una rappresentazione più raffinata e idealizzata nel corso del periodo 425-405 a.C.[11]
Questa affinità tipologica confermerebbe l’esistenza di stretti rapporti di natura politica e militare che intercorsero tra Kamarina e il mondo siculo settentrionale, già attestati da fonti storiche. Ad esempio Tucidide[12] narra che, al tempo del primo conflitto tra Siracusa e Atene, Kamarina e i Siculi settentrionali si allinearono insieme dalla parte delle città calcidesi e di Atene contro la tradizionale nemica Siracusa. A questo proposito è interessante osservare che un esemplare della litra n. 1, ora giacente presso il Museo nazionale di Siracusa[13], fu rinvenuto proprio a Kamarina e quindi ben lontano dalla propria ristretta area cittadina.

Litra n. 1: AR (0,73-0,56 g.). (foto tratta da CoinArchives.com)
Diritto: Testa giovanile di Eracle a destra, con spoglia leonina; davanti ΛΟΓΓANAION, retrogrado; bordo di puntini. Rovescio: Testa del dio fluviale Longanos a sinistra, con capelli smossi e con piccolo corno sulla fronte; bordo di puntini.
Davanti alla testa di Eracle si legge l’etnico, in direzione retrograda (che denoterebbe una influenza della cultura sicula), ΛΟΓΓANAION, con una lettera Γ al posto di una N. Circa il problema dell’esatto nome della città si deve rilevare che il nome iscritto sul caduceo già menzionato all’inizio presenta alcune difformità (in pratica ΛΟNΓENE al posto di ΛΟΓΓANE). Tuttavia secondo Jenkins questo documento è di data anteriore rispetto alle monete e il nome può essere cambiato in Longane (o Loggane) analogamente al cambiamento osservato sulle monete di Messana, da Messene al dorico Messana, un evento che può essere fatto risalire circa alla meta del V secolo a.C.
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[9] G.K. Jenkins, The coniages of Enna, Galaria, Piakos, Imakara, Kephaloidion and Longane, Annali dell’Istituto Italiano di Numismatica, suppl. Al vol. 20, 1975, p. 99-101.
[10] S. Consolo Langher, Contributo alla storia dell’antica moneta bronzea in Sicilia, Milano 1964, p. 143.
[11] U. Westmark G.K. Jenkins, The coinage of Kamarina, Londra 1980, p. 40-56.
[12] Tucidide III, 86. E’ da notare che questa amicizia fra Kamarina e il mondo siculo sembra essere di antica data: è noto che la prima offrì il suo aiuto contro Siracusa già nel VI secolo a.C.
[13] Come risulta dalla testimonianza di G. Manganaro, nel dibattito successivo all’intervento di G.K. Jenkins, op. cit., a p. 102. Lo stesso studioso siciliano ha rivelato che un altro esemplare, pure esso nel Museo di Siracusa, proviene da Tusa, (l’antica Alaisa) e quindi non lontano da Lontane.

Litra n. 2: AR (0,70-0,53 g.). (foto tratta da CoinArchives.com)
Diritto: Testa giovanile di Eracle a destra, con spoglia leonina; davanti ΛΟΓΓANAION, retrogrado; bordo di puntini. Rovescio: Testa del dio fluviale Longanos a destra, con capelli smossi e con piccolo corno sulla fronte; bordo di puntini.
Al rovescio è riportata invece una bella testa di dio fluviale, certamente il fiume Longanos, volta a sinistra nella litra n. 1 e volta a destra nella litra n. 2. La testa di Longanos a sinistra presenta uno stile leggermente più raffinato e, come già osservato dal Jenkins (vedi nota 9), ricorda assai da vicino la testa del dio fluviale Gelas[14] per il particolare trattamento della capigliatura, coi capelli un poco spettinati e rivolti in alto. La testa di Longanos a destra presenta almeno in un conio uno stile un poco più pesante e la capigliatura è diversa rispetto alla precedente litra, sempre con ciocche di capelli cadenti in basso, e risulta ripresa da altre monete in bronzo di Gela[15]. Tutte queste monete di Gela sono datate dal Jenkins al periodo 420-405 a.C., quasi lo stesso dei tetradrammi di Kamarina e che corrisponde al periodo di massimo splendore di Longane.
Come già sottolineato da Jenkins, le due litre risultano tra loro contemporanee per la presenza di un conio del diritto in comune. La loro datazione più probabile, che il Jenkins si limita a fissare genericamente al “late fifth century BC”, sembra essere quella che va dal 424 al 415, ossia in un periodo in cui le città sicule godettero di una certa autonomia, che fu loro riconosciuta dal Congresso di Gela (424 a.C.) e che fu poi perduta con la seconda invasione ateniese e con il conseguente predominio siracusano. È interessante osservare che il Congresso di Gela, che pose fine al primo conflitto tra Siracusa e Atene, fu organizzata da Gela e da Kamarina, ossia dalle due città le cui monete risultano in parte copiate dalla piccola città sicula di Longane.
Non sembra che Longane abbia battuto monete di bronzo. In verità Mirone[16] riporta due bronzetti del Cabinet des Médailles di Parigi aventi al diritto una maschera barbuta di attore a destra e al rovescio una cornucopia, con ai lati le lettere ΛΟ e Γ, lette dal Mirone come le iniziali dell’etnico. Il loro stile e la loro tecnica di produzione ci fanno risalire al periodo romano. Inoltre non è finora pervenuta alcuna notizia circa il loro ritrovamento in Sicilia.
Giacomo Gugliandolo
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[14] G.K. Jenkins, The coinage of Gela, Berlino 1970, ai nn. 499 e 501.
[15] G.K. Jenkins, op. cit.., nn. 521-529.
[16] S. Mirone, opere già citate nella nota 7: i due esemplari furono già descritti dal Mionnet ai nn. 253 e 254. A questi bronzetti si deve ora aggiungere l’esemplare SNG München, vol. 5, n. 605. I pesi dei tre esemplari noti sono 4,20 – 3,48 – 2,82 g. con le caratteristiche ampie oscillazioni che si osservano nel periodo romano.
[1] H. B. Walters, Catalogue of Bronzes in the Greek and Roman Department of British Museum, 1899, p. 48 n. 319.
[2] I. Polibio, 9, 7 e Diodoro XXII, 13, 2
[3] A. Holm, Storia della Sicilia antica, Torino 1901, I, p. 537. La sua opinione è condivisa e riportata integralmente da G.E. Rizzo, Monete Greche della Sicilia, Roma 1946, p. 64.
[4] T. Fazello, De rebus Siculis
[5] D. Ryolo di Maria, Il Longano e la sua battaglia, Archivio Storico Siciliano, 1950. Egli ipotizza che Gerone II avesse abbandonato Mylai, poi ricaduta nelle mani dei Mamertini, tanto più che fra l’azione contro Mylai e la battaglia del Longanos è intercorso un certo intervallo di tempo, forse anche di anni. Egli non solo identificò il fiume Longanos ma anche il luogo esatto della battaglia, localizzato nell’attuale contrada Sulleria, e il monte Thorax, dietro cui Gerone II aveva nascosto la sua cavalleria prima dell’attacco finale, con l’attuale monte Marro.
[6] L. Bernabò Brea, Sulla città di Lontane, Archivio Storico Siciliano, 1950. Una buona sintesi del problema topografico della città di Lontane può essere letta su un altro articolo dello stesso autore, Che cosa conosciamo dei centri indigeni della Sicilia che hanno coniato monete prima dell’età di Timoleonte, Atti dell’Istituto Italiano di Numismatica, suppl. al vol. 20, 1975, p. 6-9.
[7] S. Mirone, Le monete di Lòngane o Lòngone, Rivista Italiana di Numismatica, 1916, p. 450-460 e, ancora dello stesso autore
[8] Filisto fr. 38 (riportato da Stefano Bizantino sub vocem Λoγγωνη e Diodoro XXIV, 6 (che scrive Λoγγων).
[9] G.K. Jenkins, The coniages of Enna, Galaria, Piakos, Imakara, Kephaloidion and Longane, Annali dell’Istituto Italiano di Numismatica, suppl. Al vol. 20, 1975, p. 99-101.
[10] S. Consolo Langher, Contributo alla storia dell’antica moneta bronzea in Sicilia, Milano 1964, p. 143.
[11] U. Westmark G.K. Jenkins, The coinage of Kamarina, Londra 1980, p. 40-56.
[12] Tucidide III, 86. E’ da notare che questa amicizia fra Kamarina e il mondo siculo sembra essere di antica data: è noto che la prima offrì il suo aiuto contro Siracusa già nel VI secolo a.C.
[13] Come risulta dalla testimonianza di G. Manganaro, nel dibattito successivo all’intervento di G.K. Jenkins, op. cit., a p. 102. Lo stesso studioso siciliano ha rivelato che un altro esemplare, pure esso nel Museo di Siracusa, proviene da Tusa, (l’antica Alaisa) e quindi non lontano da Lontane.
[14] G.K. Jenkins, The coinage of Gela, Berlino 1970, ai nn. 499 e 501.
[15] G.K. Jenkins, op. cit.., nn. 521-529.
[16] S. Mirone, opere già citate nella nota 7: i due esemplari furono già descritti dal Mionnet ai nn. 253 e 254. A questi bronzetti si deve ora aggiungere l’esemplare SNG München, vol. 5, n. 605. I pesi dei tre esemplari noti sono 4,20 – 3,48 – 2,82 g. con le caratteristiche ampie oscillazioni che si osservano nel periodo romano.