Gigino il Breve
di Citto Saija -
Mi guardo bene dal paragonare il Giggino del ventunesimo secolo al più famoso Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello e padre di Carlo Magno.
Pipino, per i suoi tempi, fece tante cose. Il Giggino di oggi ha vanificato le cose interessanti per le quali si era battuto e, ottenebrato dall’ambizione e dal potere per il potere, sta percorrendo la strada del tradimento dell’elettorato. Difficilmente uso questa espressione, ma ritengo giusto farlo.
Non sono stato mai iscritto al Movimento cinque stelle (perché tante sono state le mie riserve), anche se alcune volte ho votato e ho frequentato con interesse il meet up di Messina.
Milioni di elettori sono rimasti delusi, anche se avevano pensato che il Movimento potesse essere un’alternativa alla malapolitica dei nostri tempi.
Gli elettori guardano lontano e avevano già capito le intenzioni del nostro personaggio e, prima della sua ufficiale conversione al draghismo, hanno abbandonato le cinque stelle già nelle recentissime elezioni amministrative.
A parte un recente cavalierato spagnolo del quale è stato investito dal re di Spagna, il nostro Giggino può vantare un grande primato. Nella storia del trasformismo nel nostro Paese, possiamo forse considerarlo come il più giovane trasformista della storia d’Italia.
I giornaloni del neoliberismo che alle origini cercavano di ridicolizzarlo in tutti i modi, oggi sono suoi adulatori e anche i governanti nazionalisti dell’Ucraina lo considerano un grande statista.
A suo tempo gli amici del Movimento 5 stelle di Messina mi hanno invitato ad un incontro con Di Maio in occasione della festa per i dieci anni della nascita del Movimento a Messina.
Dal belvedere di Cristo Re abbiamo guardato lo stretto e tutti (compreso Luigi) eravamo contro l’idea stantia del cosiddetto ponte . In quel momento Di Maio era molto interessato ai problemi della nostra città, dai problemi dei vigili del fuoco al trasporto marittimo tra le due sponde dello Stretto, e non mi pare che pensasse minimamente all’atlantismo e a quell’organismo di guerra obsoleto e che oggi serve all’imperialismo americano per “abbaiare alla Russia”.
Il Di Maio di oggi forse pensa al proprio futuro politico, alla politica come professione e non certamente al bene comune.
Fulminato “sulla via di Draghi”, il grande banchiere amerikano, non somiglia certamente ad un giovane politico progressista del ventunesimo secolo, ma ad un vecchio Matusalemme della peggiore Democrazia cristiana che fuori tempo ha scoperto il centro.
Ed allora perché mi piace definirlo Giggino il Breve? Innanzitutto perché le sue idee politiche sono proprio brevi, abbastanza vecchie e senza futuro e quindi sono piccole, piccole, piccole.
All’interno del grande pollaio di “centro” dovrà sgomitare per trovare una sua collocazione adeguata alle sue ambizioni.
I suoi interessati seguaci, compreso il messinese D’Uva, difficilmente troveranno la collocazione ambita e certo l’elettorato, che poi è quello che conta, ignorerà la loro conversione al credo draghiano. Tutto sarà breve, ma proprio breve!
Dovremmo anche parlare del Movimento cinque stelle che resta. Avrà finalmente coraggio di fare chiarezza? Ogni indugio può essere catastrofico e quindi mortale.
Nell’immediato, unica via di salvezza sarebbe l’uscita dal governo Draghi e il passaggio all’opposizione. Solo da una opposizione vera è possibile costruire una vera alternativa ad uno dei peggiori governi della storia repubblicana. (foto di Pippo Martino)