Piero Basilicò, artista
di Vincenzo Consolo -
Non sappiamo se esiste o possa mai esistere una scienza che studia la luce in rapporto
ai luoghi (topofotologia?). Speriamo che no n esista, che non possa mai esistere.
Perché vogliamo (noi che teniamo alle razzionalizzazioni, la distruzione delle fantasie, la loro riduzione in mappe, grafici, numeri: ah la profanazione della luna, la caduta del suo mito!) Vogliamo che luoghi e luci, luoghi bruciati, smaterializzati dalla luce, rimangono pur sempre mari su cui navighi solo la poesia.
Luogo di luce, di giochi di luce e quell'isola del Mediterraneo che si chiama Sicilia. Luce che si modula, cambia da capo a capo, da costa a costa, da montagna a montagna, da pianura a pianura. Chi non ha mai constatato che, oltrepassato il capo Gallo, improvvisamente la luce del Mediterraneo cambia, si fa diversa da quella del Tirreno; che aggirato il Capo Faro, sullo Stretto, diversa è la luce dello Ionio; e ancora diversa oltre gli lblei, da Siracusa, da Pozzallo, a Capo Passero; che luce è, diversa dalle luci dei mari e dalle coste, quella della desolata landa desolata dell'interno, aldilà delle Madonie e dei Nebrodi? Non è diversa la luce rossastra, infuocata, fenicia a africana, di Mozzia, di Marsala o Selinunte, da quella bianca cristallina di Taormina o Siracusa, diversa ancora dalla luce nera di Catania e dell'Etna? La luce terrosa di Palermo da quella marina, acquorea di Messina? Laluce delle Egadi da quella delle Eolie?
Messina, lo Stretto... Visto dalla platea di Paradiso o Contemplazione, viisto dai palchi dei Colli di Sarrizzo, è un teatro unico, fantastico, una rappresentazione senza fme dove si dispiegano velari si squarciano, s'involano; dove rifrazioni di lastre immateriali, d’invisibili specchi sciabolano, s'incrociano, si spezzano; dove piovono, s'ammassano gravi cascami d'astri sfaldati; dove sorgono illusioni sortilegi fate morgane; dove a volte il mondo crudelmente, spietatamente si denuda, mostra tutta la sua desolazione e la sua angoscia (il dolore assoluto, pietrificato sullo sfondo della Crocifissione di Sibiu di Antonello)
Ma quale mai scienza può afferrare e ridurre in cifre questi spettacoli fugaci ed incessanti? Solo la poesia, la musica, la pittura possono cogliere ed esprimere questi eventi.
E se dallo Stretto passiamo alla foce del Mela, al Capo di Milazzo, un altro teatro, più vasto e forse ancora più fantasioso vi si spiega: quello delle Eolie. Ora sfumate, lontani, fuggenti dietro cortine, velari, vapori, illusorie come sirene; ora corpose, ev.identi reali, pros.sime e avanzanti come Simplegadi.
Questo teatro ha avuto davanti agli occhi dalla nascita Piero Basilicò.
Questa la sua memoria.
E la sua pittura (se pittura sipossono chiamare questesue veline, questi suoi collages, questi giochi di macchie, di scoloriture, di sfumature, di strappi, di trasparenze) esprime, in modo estremament e poetico, che vuol dire insieme ingenuo e sofisticato, quel teatro, quel mondo fuggevole e cangiante.
Basilicò ha tutta l'innocenza dell'uomo d'acqua, dell'uomo di mare:trasognato, estraniato, stupefatto, naufragato nell'infinito della natura, nelle profondità insondabili delle acque e delle luci. Ma ha insieme, anche tutta la pazienza e la sapienza dell'artigiano e dell'artista. Sicché, dietro le sue soluzioni semplici, essenziali, dietro le sue astrazioni – dove a volte , estrema eco del reale, campeggia un sole, una luna, un uccello – si può leggere la grammatica più moderna, la lezione di un pittore come Klee.