Quasimodo a Roccalumera
di Carlangelo Mauro -
Le notizie reperibili su Salvatore Quasimodo possono riguardare anche minute curiosità, come
l’indirizzo romano della soffitta in cui il Quasimodo maudit degli anni
intorno al ‘20 trascorreva le sue giornate, tra mille ristrettezze e difficoltà,
«nel vicolo dei Chiodaroli, al n. 6, a quindici metri da piazza Campo dei Fiori, dove c’e un monumento che ancora non è stato abbattuto» (1960, 6).
Erano i tempi in cui, talvolta, egli trovava sfogo nell’uso di qualche droga,
disorientando con risa irrefrenabili il padre23 nelle rare visite. Con lui
c’erano stati seri conflitti in passato se, ancora adolescente, secondo
l’amico Enzo Misefari, il genitore «lo cacciò di casa». Negli articoli di “Le
Ore” è documentato come negli ultimi anni Quasimodo tornasse non di
rado a Roccalumera, dove risiedeva la sua famiglia. In pratica Quasimodo
era solo nato a Modica, «nella città, alta di terrazzi e di chiese del ‘600,
aerea di visioni esatte dei paesi e dei mari della scienza e dell’arte», in cui
«è la casa dove è nato il Campailla, davanti a quella che è stata della mia
nascita» (1963, 350). Sulla «spiaggia omerica» di Roccalumera, dove aveva
cominciato a scrivere le prime poesie24, con giornalisti e fotografi al seguito,
era corso a riabbracciare il padre nel dicembre del 1959, con la corona
d’alloro sul capo, che, se gli portò sfortuna, era ormai più della «mitria
» o della «corona con le ali d’aquila»25, il berretto da capostazione, segno
d’imperio di un padre ormai edipicamente «deposto e sublimato»26
nella nota lirica della Terra impareggiabile. Quasimodo vi tornò ancora nel
gennaio del 1960. Le visite più frequenti all’amata Roccalumera dovettero
preoccupare qualche zelante funzionario delle forze dell’ordine:
Durante il mio recente viaggio in Sicilia un funzionario dell’ordine, avendo
letto che era in programma una mia visita a Roccalumera, nelle vicinanze di
Taormina, le cui rive hanno sostenuto i passi della mia infanzia, si è recato
dagli anziani del luogo per chiarire un suo dubbio politico. Per quale ragione
sarei andato in quel piccolo paese dell’isola sospetta? E come mai
c’ero già stato molte volte, anche da ragazzo? Ero davvero un uomo di cultura
o non sarebbero improvvisamente sbarcate, al mio seguito, su quella
spiaggia omerica una bordata di nuove camicie rosse? Spero che, almeno per
questa volta, il Maresciallo si sia convinto della mia innocenza. Andavo soltanto
a riabbracciare mio padre, il quale è sempre stato un uomo dell’ordine
fisico e spirituale (1960, 4).