POSSONO LA SCIENZA E LA TECNICA RENDERCI FELICI?

"Lo Stretto" - foto nuovosoldo.com

Dire che tutte le attività, soprattutto quelle che attengono all'economia e alla politica, devono essere finalizzate alla felicità, al benessere delle persone, al progresso civile dei popoli, è stato ribadito tante di quelle volte da dover essere un fatto acquisito e condiviso almeno dalla maggioranza dei cittadini e assunto come premessa all'agire politico e alle scelte economiche. Ma oggi siamo più fortemente legati al palo della violenza, dell'oppressione e della discriminazione; retoricamente si celebrano "le magnifiche sorti e progressive", ma le cronache quotidianamente ci dicono che il marasma della disumanità aumenta e la minoranza che tenta di dare l'allarme per cambiare rotta viene trattata come una velleitaria scomoda presenza, una triste Cassandra malaugurate. Eppure nel nostro privato aspiriamo tutti ad essere amati e accolti perché desideriamo la felicità e quindi è assurdo accettare tutto l'orrore che ci cade addosso senza una animosa reazione.

Cosa ci succede? Perché viviamo nella angosciosa precarietà? Perché siamo così inerti e rassegnati come se ci venisse a mancare l'energia vitale per volere stare al mondo al meglio di noi stessi?

Se scienza e tecnica avessero come scopo il progresso umano e il benessere universale non sarebbero motivo di tensione tra gli stati e la presidenza Trump agirebbe in modo assurdamente incongruo nell'impedire agli stranieri di iscriversi alle facoltà universitarie degli USA. Ma oggi scienza e tecnica sono al servizio dell'apparato politico-militare sorretto e condizionato da una economia competitiva, discriminante e incontrollabile dai popoli che dovrebbero essere i fruitori.

In una situazione mondiale molto conflittuale le conoscenze tecnico-scientifiche non aprono nuovi orizzonti al progresso umano, non ci liberano dai mali e dall'ignoranza endemici ma essendo leva di un potere distante da noi contribuisce a diventare massa informe e manovrabile senza prospettive e in balia di eventi che nessuno è in grado di controllare nei suoi infausti esiti. Se l'etica è figlia del bene è grave colpa se il sapere scientifico, la tecnocrazia ne facciano a meno e che le applicazioni pratiche siano indifferenti alle nostre aspettative di tutela all'inviolabilità della vita e al primato della persona. Gli scienziati, i tecnici sono gnomi, ottusamente capaci a servire i potenti per qualsiasi temeraria e devastante impresa, scompare dal loro orizzonte di ricerca e di fattibilità la centralità della persona, sembra che anche per molti di loro gli umani siano una variabile dipendente dalla volontà di potenza tendente al superamento di ogni limite per andare oltre l'umana dimensione.

Senza discernimento, senza consapevolezza della natura dei viventi studiare, analizzare, sperimentare assomigliano a pratiche indotte, a dipendenze simili a quelle del drogati che non si curano dei danni che infliggono alla loro salute. Senza discernimento, senza consapevolezza.