IL BENE NON È UNO STATUS
Nadia Presotto (Casal Monferrato, 1952 - Casal Monferrato, 2021) "City scapes 369" 2012 - t.m. su tela, cm 20 x 20
di Nino Gussio -
La riflessione che segue nasce dal mancato condono, sbandierato da alcuni rappresentanti dello stato, nel periodo natalizio di pochi mesi residuali di pena carceraria anche per alleggerire il sovraffollamento che è una ulteriore pena non sancita dalla legge e che è causa di suicidio per i più fragili e di violenza tra i reclusi.
Bisogna liberare il mostro, la bestia sofferente che è dentro di noi sia con il perdono, sia con il pentimento per iniziare un percorso di fraternità e di pace sociale. Chi soffre le pene del carcere non riesce a liberarsi dalle sue colpe, dalla sua emarginazione se non è aiutato. Nei luoghi dove vi è costrizione il bene della vita fa cortocircuito e genera altro male, altra ingiustizia.
Ad ogni persona bisogna permettere, offrire la possibilità di dare un senso a se stesso, una via d'uscita per relazionarsi con il prossimo in modo positivo e autentico, la pena della reclusione non deve interrompere il flusso vitale tra l esterno e l'interno, deve lasciare intatta l'umana dignità del carcerato affinché recuperi il suo io che è fatto di amore, fin dalla nascita di amore ricevuto e dato, di speranza da recuperare anche se al momento appare spezzata.
La dignità non è un merito da conquistare, da mostrare, è intrinseca alla persona e riconoscerla nel prossimo è consapevolezza del proprio universale valore, libertà spirituale i quali ci consentono un percorso di emancipazione dai mali che affliggono l'intera umanità.
Nessuno di noi è del tutto innocente se l'ingiustizia, l'oppressione, la violenza non ci indignano e non ci inducono ad una attiva reazione; i moralisti ipocriti della politica e a buon mercato fanno leva sui pregiudizi e sulle paure per ricevere consensi elettorali e trasformano la giustizia in una vendetta, in una rappresaglia contro nemici generati da un sistema competitivo escludente, crudele fino alla disumanità.
La pietas, vertice dell'umanesimo, è anche empatia compassionevole, il bene non può essere circoscritto dentro la propria appartenenza, non è uno status, un privilegio da difendere, è invece un'aspirazione etica, una scelta di non lasciare abbandonati coloro che sono colpito dal male del vivere sociale.