“109 piazze per la Legge 109”

“109 piazze per la Legge 109”

Libera promuove una tre giorni di mobilitazione

in occasione dei 30 anni della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi

 

Dal 6 al 8 marzo più di 150 iniziative in tutta Italia con banchetti, raccolta firme, visite ai beni confiscati e una richiesta concreta: una firma per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati.

 Da Palermo a Messina, da Catania a Castelvetrano sono più di 20 le iniziative in Sicilia

 

 

Libera presenta la fotografia delle esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati:

in Sicilia

384 soggetti diversi in 80 comuni impegnati, prima regione in Italia

nella gestione beni immobili confiscati alla criminalità organizzata

il 59% sono associazioni, il 17% Coop sociali, il 6% Enti Ecclesiastici

 

158 soggetti gestori svolgono attività che sono direttamente legate a servizi di welfare per la comunità 122 si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile e della cultura

 

Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia Beni confiscati in Sicilia

 sono 8.721 i beni immobili confiscati e destinati, 7.986 quelli ancora in gestione ed in attesa di essere destinati

 

30, 109, 1 milione: i primi numeri che vengono in mente se pensiamo alla legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Il 7 marzo 2026 saranno 30 anni, da quando, grazie anche al milione di firme raccolte su impulso di Libera, la legge 109 fu approvata in Parlamento. Libera per festeggiare e onorare questi trent’anni di impegno collettivo promuove il 6/7/8 marzo “109 piazza per la legge 109”Tre giorni di iniziative con più di 150 luoghi e spazi animati in tutta Italia da volontari della rete di Libera per promuovere e valorizzare il significato di trent'anni di beni confiscati restituiti alla collettività. Da Trieste a Milano, da Torino a Genova. E ancora Bologna, Pistoia, Ascoli Piceno, Roma, Campobasso, Napoli, Palermo dove saranno centinaia le piazze, luoghi e spazi animati da iniziative, banchetti, visite ai beni confiscati (elenco in aggiornamento su www.libera.it).  Un enorme lavoro corale, insomma, che dopo 30 anni ci chiede però uno scatto ulteriore di impegno, intelligenza e determinazione.” E in occasione della tre giorni “109 piazze per la legge 109”, Libera scende nelle piazze con la campagna “Diamo linfa al bene” per chiedere a tutte e tutti di difendere questa legge e per ribadire una richiesta chiara: una firma per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Un gesto concreto per fare uno scatto in più per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi, perché ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie. In Sicilia sono più di 20 gli appuntamenti promossi dalla rete di Libera: Palermo, Trapani, Castelvetrano, Modica, Pozzallo, Vittoria, Misterbianco, Catania, Acireale, Scordia, Lentini, e Messina.

 

La Campagna "Diamo Linfa al Bene" è stata lanciata anche a Messina lo scorso 26 novembre, durante un incontro promosso dal Presidio di Libera "Nino e Ida Agostino" e dal Centro Servizi per il Volontariato di Messina ETS, presso lo Spazio Saraj, bene confiscato alle mafie gestito dall'Associazione Anymore Onlus. Proprio i soggetti gestori dei beni confiscati della città sono stati i protagonisti dell'iniziativa che ha dato loro l'occasione, insieme a tutta la rete cittadina di Libera, di ritrovarsi, condividere percorsi, difficoltà, proposte, con l'obiettivo di costruire un coordinamento stabile.

E proprio in occasione della tre giorni per i 30 anni della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi “109 piazze per la legge 109”, soggetti gestori e associazioni messinesi della rete di Libera hanno deciso di mobilitarsi, aprendo i beni confiscati alla città, organizzando banchetti e iniziative di raccolta firme.

 

Ecco l'elenco completo:

  • Bene confiscato gestito da CIRS e Arcigay Messina, Via Placida n.101 - 6 marzo - ore 10:00/13:00
  • Liceo Ainis, via A. Freri n.38A , 6 marzo - ore 08:00/13:00
  • Camera del Lavoro CGIL Messina, Via P. Frumentario n.6 - 6 marzo - ore 10:00/12:00 e 16:00/18:00
  • Bene confiscato gestito da Hic Et Nunc, Via Catania ang. Via San Cosimo - 6 e 7 marzo - ore 09:00/13:00
  • CRIC Messina e Panama Bistrot, Via M. Aspa n.11 - 6-7 e 8 marzo dalle ore 19:00 in poi
  • Bene confiscato gestito dal Comitato Addiopizzo Messina, Via T. Roosevelt n.6 - 7 marzo - ore 10:00/12:00
  • Conalpa Messina e Pro Loco Messina Sud, Lungomare S.Margherita "Graziella Campagna" (fronte rifornimento Q8) - 7 marzo - ore 10:00/12:00

 

Villafranca Tirrena

  • Orizzonte Comune APS a - Via Salvatore Quasimodo - Centro Diurno "Pippo Bonaccorso" - 6 marzo - ore 18:00/20:00

 

La peculiarità della legge 109/96 - commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera - che compie trent’anni è di aver messo al centro la dimensione etica. Convertire a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi è qualcosa che l’ordinamento decide di fare prima di tutto perché è giusto.  Non è un caso se oggi la legge 109, pur con tutti i suoi limiti applicativi, viene presa ad esempio da altre legislazioni nel mondo, a partire dall’Unione Europea. I tanti beni restituiti alla collettività grazie ai percorsi di riutilizzo sociale “parlano”; raccontano ciò che accade quando una ricchezza sporca, talvolta addirittura macchiata del sangue di vite innocenti, viene ripulita attraverso un investimento morale e materiale che chiama in causa i territori di appartenenza. Sono segno tangibile del bene comune che si ripara e rafforza ogni volta che un bene… viene usato bene.  Lo constatiamo ogni giorno nelle cooperative, negli spazi sociali, negli edifici che accolgono persone in difficoltà e ospitano servizi preziosi per ogni fascia della popolazione. Lo vediamo ancora più chiaramente quando concentriamo l’attenzione sulle ricadute educative di questi percorsi: la fiducia che generano nelle comunità; i progetti culturali, artistici o sportivi messi in campo dentro i beni confiscati; i campi estivi che ogni anno attirano su quei beni migliaia di giovani per formarsi sui temi della giustizia e della cittadinanza responsabile. Certo non è tutto perfetto: ci sono ritardi, ostacoli burocratici, fatiche finanziarie, contraddizioni da superare nelle varie forme di gestione. Ma fa parte del cammino, quel tipo di cammino accidentato che sempre precede le mete più alte.Oggi dobbiamo stare attenti a non fare passi indietro, ma continuare a procedere in avanti! La campagna “Diamo linfa al bene” chiede di destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia agli investimenti strutturali necessari per promuovere il riutilizzo sociale di tanti nuovi spazi. Non tutti i beni, lo sappiamo, si prestano a essere sfruttati per esigenze pubbliche. Ma in molti casi a creare sfiducia e abbandono è la mancanza di risorse iniziali. Dobbiamo- conclude Luigi Ciotti- allora fare uno scatto in più, uno sforzo più deciso per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi. Ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie. Ogni rinuncia a intervenire le fa apparire più forti.”

Una rete consolidata e sempre più numerosa come dimostrano i numeri presentati da Libera nella nuova edizione del report “Raccontiamo il bene” - Le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Un censimento del mondo del sociale e dell’associazionismo che racconta, dopo trenta anni, il Belpaese, dove in silenzio opera una comunità alternativa a quella mafiosa, che lavora e si impegna a realizzare un nuovo modello di sviluppo territoriale. Un paese con 1332 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, più di 739 associazioni di diversa tipologia in 19 regioni e in 448 comuni con 35 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva. Un Paese che ha reagito alla presenza mafiosa e che con orgoglio si è riappropriato dei suoi spazi.

In Sicilia sono 384 le diverse realtà impegnate nella gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata in 80 comuni. Una rete di esperienze in grado di fornire servizi e generare welfare, di creare nuovi modelli di economia e di sviluppo, di prendersi cura di chi fa più fatica. Dal report di Libera emerge che il 59% delle realtà sociali è costituita da associazioni di diversa tipologia (226), mentre sono 68 le Coop sociali. Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 23 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 7 fondazioni, 10 centri scout, 6 associazioni sportive.  Nella ricerca Libera ha ricostruito la tipologia di immobili gestiti dai soggetti gestori; in molti casi la singola esperienza di riutilizzo comprende più beni confiscati, anche di tipologia catastale diversa. Le attività sono svolte in 134 tra appartamenti, abitazioni indipendenti, immobili; 67 le esperienze hanno in gestione delle ville fabbricati su più livelli e di varia tipologia catastale o singole palazzine; 83 le esperienze di gestione terreni agricoli, edificabili e di altra tipologia (anche con pertinenze immobiliari);  70 in  locali commerciale o industriale; Sono 158 i soggetti gestori le cui attività che sono direttamente legate a servizi di welfare e politiche sociale per la comunità; 122 si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile;  48 in attività legate all' agricoltura e ambiente,13 si occupano di sport e 16 produzione e lavoro.

 

Libera ha elaborato i dati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 23 febbraio 2026) dove in Sicilia sono 8.721 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati mentre 7.986 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. Sul lato delle aziende, sono 530 le aziende confiscate e destinate mentre sono 978 quelle